Filosofia di vita

«Siamo belli perché siamo pieni di difetti, non perché siamo onnipotenti, ma perché siamo fragili, perché ci tremano le gambe, perché siamo goffi, perché abbiamo paura, perché abbiamo bisogno di amore, per questo siamo belli!»

Nichi Vendola

sabato 24 marzo 2012

Territorio : maneggiare con cura.


Il Veneto vanta un record!

E' la regione che batte l'Europa in termini di CENTRI COMMERCIALI!

Tra il 2002 e d il 2010 si sono realizzati oltre 164 milioni di mc di edifici commerciali, industriali e direzionali pur con una diffusa presenza in tutti i Comuni di capannoni ed edifici abbandonati e da anni inutilmente offerti in vendita o in affitto.     ( Senza contare i 148 milioni di mc di edifici   residenziali).
I soliti interessi privati stanno abbagliando con dati che, verificati, sono solo specchietti per le allodole mostrati ai cittadini affamati di  lavoro che si mettono in coda pensando di rientrare tra quei 1200 posti occupazionali offerti. In questo caso Ikea sta proponendo un mega Centro che,
nella realtà, offrirebbe 89 posti in cambio della devastazione di  uno spazio
di 420 mila metri cubi .
Questa mega invasione cementificatoria ricadrebbe tra i Comuni di Casale  e Mogliano.
Usiamo la metafora della bilancia: 89 posti contro la chiusura di esercizi  commerciali già esistenti che sopravvivono in questo pesante momento economico, con enormi sforzi. Forse gli 89 posti saranno proprio per quei commercianti di Mogliano e Casale costretti a chiudere!!!
Il territorio va rispettato, difeso e non PIU’ insultato con strati indelebili
di  cemento in un territorio così massacrato.
Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (art. 17) pone una
indicazione precisa: “eventuali nuovi insediamenti devono essere localizzati in aree dismesse o da riconvertire e non in terreni agricoli”, in contrapposizione con quanto sarebbe invece permesso ad Ikea.
Ed è ciò che  i gruppi della Lega e del PDL stanno “famelicamente” sostenendo.
Sinistra Ecologia Libertà sta combattendo per tentare di arrestare questa  ennesima deturpazione territoriale focalizzando sul ri-utilizzo di tantissime aree dismesse già esistenti.
Non vogliamo frenare l’economia ma siamo fermamente convinti che la nuova cultura economico-sociale debba prevedere :

La salvaguardia del territorio sostenendo il recupero, la razionalizzazione e la trasformazione delle aree produttive e distributive esistenti e inutilizzate.
-  La riqualificazione che rappresenta un’occasione per insediamenti di migliore qualità ambientale, attraverso l’edilizia sostenibile e il risparmio energetico.

  • Lo sviluppo dell’occupazione che passa attraverso la tutela dell’ambiente.     Diciamo

BASTA  CONSUMO DI TERRITORIO, A nuovi insediamenti in aree vergini contrapponiamo una progettazione sostenibile e intelligente che metta fine alla speculazione

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo Pino D’Aguanno, Mogliano Veneto

giovedì 22 marzo 2012

La Montagna di Monti




Alla fine il centrodestra l’ha spuntata: sulla RAI vince la tattica del rinvio

E le minacce aventiniane del segretario Bersani, di non partecipare al rinnovo del Cda potrebbero rivelarsi un buco nell’acqua. L’ultima volta che i rappresentanti della sinistra lasciarono le poltrone di Viale Mazzini, accadde che i superstiti del centrodestra vi rimasero seduti per nove mesi. E quando finalmente gli ultimi “giapponesi” fecero le valige, il nuovo consiglio di amministrazione bruciò in sette giorni la prestigiosa candidatura di Paolo Mieli.
Non che la storia del 2003 debba ripetersi, né che i nomi circolati in queste ore per la presidenza RAI debbano subire oggi l’ingrata sorte toccata allora a Mieli. Tuttavia il braccio di ferro tra Bersani che evoca l’Aventino, e Alfano che replica l’eterno Cencelli televisivo, sembra alludere a scenari già visti.
Lo stallo della trattativa sul cambiamento delle regole RAI è un distillato purissimo dell’acuto degrado della politica italiana. Si può fare una riforma epocale delle pensioni in venti giorni, e cambiare il welfare del 900, lasciando la sinistra a leccarsi le ferite, ma guai a toccare i fili della televisione. I leader politici twittano, giocano su face book, ma la macchina impastatrice del consenso resta il piccolo schermo, l’ultima “roccaforte” per le nomenklature di destra e di sinistra. Perché senza l’ossessivo presenzialismo nelle case degli italiani, di loro, si potrebbero perdere anche le tracce. Poiché modificare questo flusso di corrente con l’opinione pubblica significa terremotare il “senso comune” che spinge il cittadino a esprimersi al momento del voto. Perché basta chiedersi come sarebbe il paese se cambiasse davvero la sua rappresentazione, se ogni giorno la televisione facesse vedere e ascoltare quello che da troppi anni nasconde e silenzia.
La stanca mimica del battibecco da talk-show, nasconde l’assenza di una informazione libera e indipendente. Il conduttore che non scrive un libro, se a presentarlo non ha con sé ministri e segretari di partito, occulta l’emarginazione di giornalisti senza padrini. Noi siamo ancora il paese che ha bisogno del medioevale benestare d’Oltretevere per compilare gli organigrammi del servizio pubblico.
Ora, l’apriti sesamo del cambiamento, sembra la cancellazione dell’attuale legge (come l’impetuoso vento rinnovatore suggerisce al segretario del Pd). Certo lo dice il nome del ministro che l’ha battezzata, peggio è difficile. Ma prima della Gasparri la Rai non viveva l’età dell’oro. Tutti i servizi pubblici europei hanno nomine politiche senza per questo esserne la dependance. La gloriosa Bbc, ai tempi di Tony Blair era governata da un laburista di primo piano: Eppure nulla gli impedì di condurre una dura campagna contro la guerra irachena di Downing street, pagandone poi il prezzo. Ve lo immaginate voi un presidente o un direttore di tg. che va contro a chi lo ha gentilmente lottizzato ? Monti abbozza la figura di un direttore generale commissario, ma non sposta la “montagna.

La Rai resta il “supergoverno” dove placare le correnti e stabilizzare le traballanti leadership.

Norma Rangeri  da il Manifesto 

mercoledì 21 marzo 2012

Solidarietà ai Lavoratori Electrolux



Siamo solidali con le lavoratrici e i lavoratori della Electrolux di Susegana che, rimettendoci del proprio, in questi giorni stanno scioperando per difendere i diritti di tutti i lavoratori, a fronte della ipotesi di facilitazione dei licenziamenti che il Governo intende portare avanti anche senza l'accordo delle parti sociali.
 La possibilità di licenziare più facilmente non farà che aggravare la crisi sociale ed economica nella quale siamo, e aumentare le nuove povertà. Serve un cambio di rotta, perché altrimenti rischiamo un avvitamento della crisi che può sfuggire ad ogni controllo. Il problema dell'Italia è creare nuovi posti di lavoro, non redistribuire quelli che ci sono o addirittura farli diminuire. Per questo è indispensabile una politica che punti a redistribuire la ricchezza e a innescare meccanismi economici virtuosi attraverso una ripresa della domanda interna, e a riconvertire il sistema produttivo all'insegna della sostenibilità.


Sinistra Ecologia Libertà
Federazione Provinciale di Treviso

lunedì 19 marzo 2012

Dell’art.18 e di altro.




Oggi non sappiamo ancora se e quale sarà la riforma  che maturerà  al tavolo
del confronto sul mercato del lavoro. Abbiamo letto però i documenti  del governo pubblicati da alcuni quotidiani e  proprio non ci piacciono.
Capiamo  dalle dichiarazioni delle organizzazioni sindacali e delle imprese che la trattativa è tutt'altro che conclusa  e note ufficiali di Palazzo Chigi hanno annunciato  qualche sera fa   un accordo tra il Presidente del Consiglio e i  segretari dei partiti che sostengono il governo.  
Sappiamo però anche molte altre cose e abbiamo delle idee su ciò che servirebbe oggi all'Italia.
Sappiamo prima di tutto che la riforma del mercato del lavoro sarebbe veramente necessaria: per eliminare quella precarietà assoluta che priva del futuro una intera generazione, toglie valore al lavoro e fa male alle persone. Fa male anche alle imprese e al sistema dice l’Ocse, perchè ha consentito di aver a disposizione lavoro a basso costo rinunciando a innovare .
Che la riforma drastica e ingiusta delle pensioni diventa crudelissima (e quindi esplosiva)se  quella del mercato del lavoro se ne dimentica: il sistema previdenziale contributivo produrrà  futuri pensionate e pensionati  poverissimi se la precarietà non verrà eliminata e se le persone espulse dalla crisi dai processi produttivi non saranno  accompagnate, per un tratto breve o fino alla pensione,con una rete universale di ammortizzatori sociali. 
Sappiamo per certo che l’occupazione non si crea con la  riforma del mercato del lavoro e che però è  questo  oggi il problema dell’Italia(e dell’Europa) :ci vogliono investimenti pubblici in ricerca,innovazione,istruzione,energie rinnovabili,politica industriale,cura del territorio e risorse per finanziare una conversione ecologica dell’economia.
Che anche la riforma del mercato del lavoro, cosi come quella delle  pensioni non è una scelta neutra: agisce differentemente sulle vite delle donne e degli uomini.
Che le dimissioni in bianco sono una vergogna da eliminare,subito.
Che modificare l’art.18 non c’entra nulla,ma proprio nulla,con nessuno dei titoli prima citati:si tratta dello”scalpo”,richiesto dalla BCE,come ha ricordato Bersani recentemente,e su questo siamo d’accordo con lui.
Quello che sappiamo e pensiamo l’abbiamo scritto nel nostro Manifesto contro la precarietà, presentato   il 21 gennaio e fatto conoscere con  una campagna che da allora produce iniziative in tutta Italia .E va detto  raccoglie consenso e interesse da forze politiche ,dalle organizzazioni sindacali,dalle persone ,dai ragazzi ,dalle associazioni.
Nel nostro Manifesto c'è una proposta per l'Italia qui e ora,quella che vorremmo realizzare se fossimo  al governo per eliminare la precarietà nell'ingresso al lavoro,nel lavoro,nell'uscita dal lavoro ,per aggredire l'economia sommersa,per uno stato sociale che aiuti l'autonomia delle persone con il reddito minimo garantito.(le proposte e i materiali sono sul sito insieme alle proposte di politica economica ).
Di tutto ciò  non vediamo traccia nella proposta del governo :che non estende nella sostanza garanzie e tutele ai giovani precari , non riduce la segmentazione del mercato del lavoro,come argomenta perfino l'editoriale del Sole 24 ore,riduce  la copertura della cassa integrazione mentre siamo in recessione e continua la crociata ideologia  sull'art.18.
L'emergenza economica e politica dell'Italia è oggettiva e certo è un dato altrettanto oggettivo  che il Parlamento in carica ha una  maggioranza  di centrodestra.
Ma  è proprio per questo che bisogna qui e ora indicare una visione alternativa a quella indicata  dal  governo. E lo deve fare, lo dovrebbe fare il centro sinistra.
E' a quelle forze politiche che spetterebbe   dire che la crisi è strutturale e richiede un cambiamento di sistema;sono loro che dovrebbero  svelare l'opinione non neutra   che c'è sotto  le ricette tecniche   e sotto la lettera della BCE che le ispira, causa  del fallimento della promessa europea. Come dice Hollande.
Se non lo si fa  ora ,la prospettiva di un cambiamento di ordine generale,sparirà dall'immaginario e dalla speranza delle persone: sparirà se non si metteranno le persone in grado di misurare  la distanza tra ciò che viene proposto e ciò che un governo di centro sinistra farebbe se toccasse a lui governare.
Lo dovremo fare noi,lo stiamo facendo noi.


Titti Di Salvo
Presidenza Nazionale Sinistra Ecologia Libertà



mercoledì 14 marzo 2012

Blitz a la Tribuna di Treviso


Come Sinistra Ecologia LIbertà esprimiamo solidarietà e vicinanza a La Tribuna di Treviso dopo l'incursione in redazione di una rappresentanza organizzata dell'intolleranza e del razzismo. Ai “bravi ragazzi” di Lotta Studentesca che piacciono tanto all'anziano vicesindaco leghista consigliamo di tenere le mani a posto e di fare i bravi studenti, e studiare bene la storia, in modo da imparare cosa era la “Pravda”, cosa significa “sionismo”, e cosa è stato il fascismo e il nazismo per la storia europea, cosa sono stati i campi di concentramento e le leggi razziali. La libertà di stampa e di opinione è un elemento fondamentale della nostra democrazia e della nostra vita contemporanea. Che siano dei giovani a voler negare questo fondamentale diritto è particolarmente preoccupante. L'episodio è una conferma ulteriore della presenza di un fenomeno estremistico e razzista nella realtà trevigiana, che va monitorato con attenzione dalle autorità competenti, e isolati dalle forze politiche democratiche.

Luca De Marco  
Coordinatore Provinciale Sinistra Ecologia Libertà di Treviso


domenica 4 marzo 2012

IN VAL SUSA UN DIALOGO È POSSIBILE E NECESSARIO





Dopo mesi in cui la politica ha omesso il confronto e il dialogo necessari con la popolazione della valle, la situazione di tensione in Val Susa ha raggiunto il livello di guardia, con una contrapposizione che sta provocando danni incalcolabili nel fisico delle persone, nella coesione sociale, nella fiducia verso le istituzioni, nella vita e nella economia dell’intera valle. Ad esserne coinvolti sono, in diversa misura, tutti coloro che stanno sul territorio: manifestanti e attivisti, forze dell’ordine, popolazione.
I problemi posti dal progetto di costruzione della linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione non si risolvono con lanci di pietre e con comportamenti violenti. Da queste forme di violenza occorre prendere le distanze senza ambiguità. Ma non ci si può fermare qui. Non basta deprecare la violenza se non si fa nulla per evitarla o, addirittura, si eccitano gli animi con comportamenti irresponsabili (come gli insulti rivolti a chi compie gesti dimostrativi non violenti) o riducendo la protesta della valle – di tante donne e tanti uomini, giovani e vecchi del tutto estranei ad ogni forma di violenza – a questione di ordine pubblico da delegare alle forze dell’ordine.
La contrapposizione e il conflitto possono essere superati solo da una politica intelligente, lungimirante e coraggiosa. La costruzione della linea ferroviaria (e delle opere ad essa funzionali) è una questione non solo locale e riguarda il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali. Per questo è necessario riaprire quel dialogo che gli amministratori locali continuano vanamente a chiedere. Oggi è ancora possibile. Domani forse no.
Per questo rivolgiamo un invito pressante alla politica e alle autorità di governo ad avere responsabilità e coraggio. Si cominci col ricevere gli amministratori locali e con l’ascoltare le loro ragioni senza riserve mentali. Il dialogo non può essere semplice apparenza e non può trincerarsi dietro decisioni indiscutibili ché, altrimenti, non è dialogo. La decisione di costruire la linea ad alta capacità è stata presa oltre vent’anni fa. In questo periodo tutto è cambiato: sul piano delle conoscenze dei danni ambientali, nella situazione economica, nelle politiche dei trasporti, nelle prospettive dello sviluppo. I lavori per il tunnel preparatorio non sono ancora iniziati, come dice la stessa società costruttrice. E non è vero che a livello sovranazionale è già tutto deciso e che l’opera è ormai inevitabile. L’Unione europea ha riaperto la questione dei fondi, dei progetti e delle priorità rispetto alle Reti transeuropee ed è impegnata in un processo legislativo che finirà solo fra un anno e mezzo. Lo stesso Accordo intergovernativo fra la Francia e l’Italia sarà ratificato solo quando sarà conosciuto l’intervento finanziario della UE, quindi fra parecchi mesi. E anche i lavori sulla tratta francese non sono iniziati né prossimi.
Dunque aprire un tavolo di confronto reale su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative non provocherebbe alcun ritardo né alcuna marcia indietro pregiudiziale. Sarebbe, al contrario, un atto di responsabilità e di intelligenza politica. Un tavolo pubblico, con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali, da convocare nello spazio di un mese, è nell’interesse di tutti. Perché tutti abbiamo bisogno di capire per decidere di conseguenza, confermando o modificando la scelta effettuata in condizioni del tutto diverse da quelle attuali.
Un Governo di “tecnici” non può avere paura dello studio, dell’approfondimento, della scienza. Numerose scelte precedenti sono state accantonate (da quelle relative al ponte sullo stretto a quelle concernenti la candidatura per le Olimpiadi). Noi oggi chiediamo molto meno. Chiediamo di approfondire i problemi ascoltando i molti “tecnici” che da tempo stanno studiando il problema,, di non deludere tanta parte del Paese, di dimostrare con i fatti che l’interesse pubblico viene prima di quello dei poteri forti. Lo chiediamo con forza e con urgenza, prima che la situazione precipiti ulteriormente.
TAV APPELLO PER UNA TRATTATIVA