Filosofia di vita

«Siamo belli perché siamo pieni di difetti, non perché siamo onnipotenti, ma perché siamo fragili, perché ci tremano le gambe, perché siamo goffi, perché abbiamo paura, perché abbiamo bisogno di amore, per questo siamo belli!»

Nichi Vendola

giovedì 12 marzo 2015

La marcia di Selma non è finita.....


Sono stati giorni di cronache terribili quelle che hanno riguardato nei mesi passati i migranti sui barconi, cronache di morte e disperazione che nessuna politica, nessuno stato, nessuna umana pietà ha potuto o saputo fronteggiare, ha saputo dire, ha saputo risolvere...
La morte è stata la grande protagonista, la paura dell’invasione dello straniero è stato il filo conduttore, la vergogna della rinuncia delle responsabilità sull’accoglienza ci ha profondamente riguardato. Non bastasse questo ci troviamo di fronte ad un cinismo nuovo, quello che dice “bisogna sparare a coloro che sono saliti sui barconi per non farli entrare qui, che ci rubano il lavoro ed il futuro dei nostri figli”... Questo è il pensiero comune, ma come si è costruito, chi lo ha instillato nei media e nel sentire collettivo?
Siamo in un’epoca  di conflitti...Ma se siamo sempre stati abituati a pensare al conflitto sociale e alla lotta di classe negli anni ’60 e ’70, (ed il pensiero va all’analisi marxista della società capitalistica), oggi siamo di fronte ad un altro  grande conflitto che investe la nostra società e che riguarda l’ identità. Se il conflitto economico tra classi sociali si è basato  principalmente sull’avere nei termini della contrattazione sindacale (oltre ai diritti sociali), il conflitto che oggi investe la nostra società riguarda principalmente il problema dell’identità (religiosa ,culturale, di genere) che si basa sull’essere
Quando parliamo di identità  parliamo di un diritto fondamentale dell’uomo, il diritto alla propria identità. 
Questo diritto, che è universale, non può essere però la spinta per il cosiddetto pregiudizio culturale, ossia il considerare centrale e universale la propria cultura di appartenenza.  La radicalizzazione dell’ identità culturale posta fino al limite estremo del pensiero profuso dalla Lega e dalla destra in tutti questi anni in Italia  ha di fatto creato uno scontro con la cosiddetta “alterità” cioè la presenza di persone che per provenienza, religione, cultura, sono “altro” da noi. Per anni in Italia si è usato il più importante strumento di trasmissione degli stereotipi: il linguaggio che, affiancato da giudizi e atteggiamenti , ha dato una lettura della realtà distorta e apocalittica sul tema del migrante. Si sono verificate forme di violenza verbale e oggettiva, sorte  dai problemi di identità di coloro che non riconoscono le sofferenze altrui ed in questo scontiamo tutti i limiti delle istituzioni, delle agenzie educative e culturali, dei partiti politici . Anche dello Stato stesso che si è reso responsabile di leggi che sono, come dice don Ciotti, “costruite per renderci ciechi e insensibili. Leggi che parlano di “flussi” invece che di persone, che alimentano paure invece di costruire speranze. Leggi che hanno favorito indirettamente i traffici, le forme di sfruttamento e di violenza.” 
I risultati si traducono nel sentimento di odio da parte di alcuni nei confronti di altri esseri umani.
Siamo nella logica dove l’eliminazione fisica e psicologica dell’ “altro” non è stata superata. Tale logica non comprende che questi uomini, fuggendo dalle violenze e dalla fame cercano qualcosa che noi abbiamo forse irrimediabilmente perduto: la ricerca della libertà, la ricerca della speranza, la ricerca dell’umanità.
In questi anni di forti flussi migratori è necessario pensare che con le persone arriva anche la loro cultura... Ma questa cultura viene considerata da loro stessi come un modo universale di intendere  il mondo, per offrire un senso alle loro esperienze. E come lo è per i popoli che emigrano altrettanto lo è per quelli che li accolgono.
Di rilevante importanza è la comunicazione che viene rivolta   ai cittadini attraverso i media, le forme della notizia e le modalità della comunicazione. E’ proprio in questo campo,  il campo della comunicazione dove atteggiamenti e comportamenti prendono forma e dove le situazioni della vita quotidiana costituiscono il vero territorio in cui si celano i meccanismi più profondi della discriminazione.
Ricordiamo che la denigrazione dei propri simili è stato il più terribile pregiudizio etnico che ha portato i nazisti all’olocausto contro gli ebrei e spesso le paure e le fragilità attuali dei cittadini messi di fronte alla crisi economica e all’incertezza sul futuro facilmente trovano nel capro espiatorio di turno, (lo straniero, il diverso) la causa di tutti i mali. 
Se da un lato la pochezza intellettuale dei politici non ha fornito un approccio adeguato al problema , almeno in Italia, l’esasperazione furibonda della Lega nostrana sulle paure ed i timori dell’invasione degli immigrati ha ancor di più spalancato una  valanga di odio e paura che ci rende tutti sprovveduti ed inadeguati. I linguaggi usati, la relativizzazione dei sistemi di valori che caratterizzano (o dovrebbe caratterizzare) la nostra società hanno creato stereotipi e pregiudizi dai quali arrivano i comportamenti sociali della discriminazione.
E’ scientificamente dimostrato che gli stereotipi possono essere considerati parte di un processo che permette di ridurre le energie cognitive impiegate per spiegare i fenomeni sociali; essi si radicano nelle dinamiche dei valori e della cultura e sono persistenti nel tempo.
Per questo è profondamente necessario modificare culturalmente l’approccio al problema, capire che ognuno di noi deve rendersi responsabile affinchè il razzismo e l’odio vengano sconfitti. 
Quali sono le strade? E’ necessario che le persone dei diversi gruppi entrino in contatto tra di loro, condividendo momenti di incontro e di vita comunitaria. Tali incontri dovrebbero essere strutturati al fine di dare un senso positivo alle relazioni, al fine di rendere i cosiddetti “ghetti” , ossia luoghi in cui vengono relegate le minoranze , sempre più minori anche dal punto di vista intellettuale.
E’ necessaria la politica, locale, nazionale ed europea che si faccia carico responsabilmente del destino di tanti esseri umani che chiedono e cercano riparo dalle guerre, dignità, sopravvivenza. La politica deve produrre giuste leggi, ci deve essere una presa in carico di tutti gli Stati europei.
Siamo tutti presi dallo smarrimento, ma , per dirla con Umberto Eco, è proprio nei momenti di smarrimento che bisogna saper usare l’arma dell’analisi e della critica delle nostre superstizioni come di quelle altrui. 
Per concludere riporto alcune parole del Presidente Obama alla marcia per i diritti civili tenutasi qualche giorno fa a Selma, in Alabama :


Dobbiamo aprire i nostri occhi, le nostre orecchie, e i nostri cuori, e accettare che il razzismo che c’era in passato è ancora un’ombra sul nostro presente. Sappiamo che la marcia non è ancora finita, che la battaglia non è ancora stata vinta, e che entrare in un’epoca nella quale saremo giudicati solo per quello che siamo significa ammettere queste cose. Sappiamo che la marcia non è ancora conclusa, la corsa non è ancora vinta. Ma il cambiamento dipende da noi, dalle nostre azioni, da quello che insegniamo ai nostri figli».

Fiorella Fighera, 12 Marzo 2015

sabato 10 gennaio 2015

Giù le mani dal centro islamico, fuori i fascisti dalla nostra città.




La scorsa notte vi è stato un blitz intimidatorio da parte dei militanti di Forza Nuova al neonato centro culturale Islamico “Amici della Pace” di Mogliano Veneto in via Torni. Costoro hanno appeso fuori dal centro striscioni con su scritto “Abbiamo vinto a Lepanto, vinceremo ancora, fuori l’Islam dall’Italia”, salvo poi non lasciarne traccia, mandando però le foto alle redazioni dei giornali, che puntuali stamattina le hanno pubblicate nelle loro edizioni online.

E’ un atto grave e assolutamente inaccettabile nei contenuti e nei modi con cui è stato perpetrato ad un’associazione che fa dell’incontro interculturale e interreligioso un fattore caratterizzante del proprio agire quotidiano. Limpida prova e preziosa testimonianza di cosa sia il vero Islam, forse proprio per questo Forza Nuova ha deciso di colpire loro e gli altri centri sparsi per il Veneto, perché smentiscono nei fatti la facile equazione che vuole per forza associare un’intera religione al terrorismo.

Purtroppo tali comportamenti in questi giorni non hanno riguardato solo la destra xenofoba e razzista, ma anche quella così detta “moderata” con l’Assessore Regionale Donazzan che manda una lettera a tutti i Presidi per far sì che i genitori musulmani prendano apertamente posizione per condannare gli attentati; oppure a livello locale le deliranti dichiarazioni dei giorni scorsi da parte di Azzolini e della Tronchin. 

I veri terroristi in realtà sono quelli che utilizzano in maniera vigliacca quanto è accaduto a Parigi per fare speculazione politica sulle paure della gente normale, usando un fatto gravissimo per inquinare l’immagine di interi popoli e intere religioni, alimentando così guerre tra poveri da possibili risvolti drammatici. Irresponsabili e meschini, sembra quasi che non abbiano mai aperto un libro di storia per capire a cosa ha portato qualche decennio fa il connubio tra crisi economico-sociale e le teorie nazi-fasciste di cui loro si fanno tristemente eredi. Forse non si sono neanche resi conto di vivere nel 2015 dove la globalizzazione permette, oltre al libero scambio delle merci, anche la libera circolazione delle persone che si spostano per godere appieno del sacrosanto diritto universale alla felicità.

Se si formano delle sacche di disagio e di esclusione dal tessuto sociale che poi generano comportamenti criminali di intensità variabile, la soluzione non è quella della cacciata indiscriminata di un’intera etnia come predicano le destre reazionarie Europee, ma bensì la costruzione di meccanismi di integrazione interculturale che gettino ponti sui quali fondare un nuovo sentimento identitario, non più nazionalista ma cosmopolita.

In tal senso la nuova amministrazione considera l’esperienza del centro islamico un tesoro da valorizzare e da mettere in rete a disposizione della crescita dell’intera comunità. Per questo il centro islamico insieme al comune sta costruendo un percorso di iniziative per tutto il territorio, in cui saranno coinvolte parrocchie, scuole, associazioni e sindacati. Il culmine sarà il conferimento della cittadinanza onoraria ai figli dei migranti nati nel nostro paese, in attesa che i legislatori si esprimano in merito ad un passaggio dal criterio di assegnazione della stessa, dallo ius sanguinis allo ius soli.

Rilanciamo intanto l’appuntamento di domani alle 11 in piazza Caduti, dove un gruppo di cittadini ha organizzato in maniera spontanea una manifestazione silenziosa di solidarietà verso le vittime dell’attentato di Charlie Hebdo. 

Nella nostra Mogliano le porte alle diversità saranno sempre aperte, mentre le sbatteremo in faccia ai seminatori di odio. Giù le mani dal centro islamico, fuori i fascisti dalla nostra città ! 

Giacomo Nilandi
Consigliere Comunale capogruppo de La Sinistra per Mogliano.

martedì 11 novembre 2014

Lettera aperta a Muraro, Zorzi e Azzolini

                                                                                      Al Presidente della Provincia Leonardo Muraro,

                                                                                  Alla sezione della Lega Nord di Mogliano Veneto,

                                                                                                 All’ormai ex Sindaco Giovanni Azzolini,

                                                                              Alla Presidente del quartiere Mazzocco Wally Zorzi,

<<Dove c'è un muro c'è chiusura di cuore: servono ponti, non muri>>.

Esattamente 25 anni fa in queste ore, il mondo festeggiava con la caduta di un muro la fine di
un’epoca e del mondo per come fino ad allora lo si era conosciuto: il saluto alla contrapposizione
politica di due modelli economici, sociali e istituzionali da una parte e dall’altra l’abbraccio alla
nuova era della globalizzazione con tutte le contraddizioni che ai giorni nostri ben conosciamo.
“La storia insegna, ma non ha scolari” scriveva profeticamente Antonio Gramsci nelle sue Lettere
dal Carcere, così l’umanità nella falsa convinzione che abbattendo quel muro si stesse realizzando
la piena libertà dell’individuo, si scordò di conciliarla con la giustizia sociale: il risultato odierno
dunque non è la scomparsa del muro, ma la sua riedizione in forma invisibile e aggiornata. La
discriminante è il primato dell’avere sull’essere, che ha generato la separazione tra chi ha e chi
non ha.

L’unica condizione che accomuna le due parti in causa è l’impossibilità di scegliere se nascere da
una parte o dall’altra di questo nuovo muro, è infatti il caso che prende al posto loro questa
decisione. Diventa poi naturale che chi si trova nella condizione dell’essere ma del non avere,
cerchi di emanciparsi dal suo stadio originale combattendo in prima linea per integrarlo.

Questi sono i moti migratori, che hanno interessato la storia dell’uomo fin dalla sua nascita
secondo il principio della sopravvivenza. “Se alzi un muro pensa a cosa lasci fuori” diceva il duca
d’Ombrosia Cosimo Piovasco di Rondò nel romanzo di Italo Calvino “Il Barone Rampante”. A noi
che stiamo dall’altra parte del muro è infatti affidato il compito di accettare o meno questa sfida,
partendo dal presupposto che proprio perché si tratta di un fenomeno naturale umano, non ci
possono essere modi o strumenti in grado di controllarlo o di fermarlo.
Risulta infatti paradossale e comodamente illogico godere dei benefici della globalizzazione del
mercato, salvo poi rispolverare principi feudali quando allo stesso benessere vogliono partecipare
anche quelli che quei benefici non li hanno mai conosciuti.
La vera chiave per vincere questa sfida è opposta e l’ha donata Papa Francesco quando dopo
l’ennesima strage in mare a Lampedusa ha deciso di recarsi lui stesso sull’isola per denunciare che
alla “la globalizzazione dell’indifferenza” si deve rispondere con quella dei diritti e della solidarietà
sociale.

Chi rimprovera a questi ragionamenti un carattere utopico ignora che lo stesso ammonimento
dovrebbe allora affidarlo alla Carta dei Diritti dell’Uomo e alla nostra Costituzione, la quale nei suoi
principi fondamentali recita:
- all’articolo 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo
sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveriinderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” ;
- all’articolo 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana...”;
- all’articolo 8 “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le
confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in
quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono
regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”;
- all’articolo 10 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà
democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica
secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

L’8,33% della popolazione moglianese è costituita da residenti stranieri di diverse culture religiose
(Istat). Fino a ieri gli unici che potevano esercitare un diritto- che come abbiamo appurato è
costituzionalmente garantito- erano quelli che professavano un culto cristiano cattolico. Fino a ieri
poiché una parte di questi che professano invece il culto islamico, hanno deciso di riunirsi in
associazione per dar vita al primo centro islamico della città. L’associazione si chiama “Amici della
Pace” proprio per sottolineare il carattere di apertura e accoglienza delle persone che la animano,
oltre che per sfatare luoghi comuni che in questo periodo vogliono associare indiscriminatamente
la loro religione al terrorismo del’ISIS. Il centro ha preso vita presso uno stabile privato e si
manterrà attraverso attività di autofinanziamento.

Apprendiamo da alcuni giornali però la notizia sembrano essere le dichiarazioni del Presidente del
quartiere di Mazzocco Wally Zorzi e quelle del Presidente della Provincia e esponente della Lega
Nord: la prima dichiara “Se avete soldi per farvi la sede , dovete riflettere e non chiedere più i
buoni mensa scolastici, il buono trasporto, gli sconti per la casa perché anche i nostri italiani e i
nostri giovani sono in crisi, non trovano lavoro ed emigrano”; ben oltre va invece Muraro “Penso
che anche dal punto di vista dell’ordine pubblico, proprio in coincidenza con l’avanzare dell’ISIS e
del terrorismo islamico, dare autorizzazioni per un centro culturale di questo tipo, non possano
che generare perplessità e timore”.
A loro si aggiunge la mozione depositata dai Consiglieri comunali della lista Azzolini Sindaco, dove
si paventano infrazioni regolamentari sulla destinazione d’uso urbanistica dello stabile e si chiede
la sospensione dell’apertura del centro.

Si tratta di una pessima dimostrazione della commistione tra razzismo, xenofobia, ignoranza e
populismo reazionario, che riportano a ben altre epoche. Non di certo quella che stiamo vivendo
che, come descritto in premessa, ci obbliga a fare un salto di qualità nell’allargare il nostro
concetto identitario primario, vedendo di fatto cadere i concetti nazionalistici del secolo scorso e
aprendo le porte al cosmopolitismo.
Noi da rappresentanti delle Istituzioni eletti nello Stato italiano non abbiamo fatto altro che
partecipare all’inaugurazione per dare piena concretizzazione ai Principi Costituzionali esposti
estendendo diritti fondamentali a chi non li aveva. E di questo ne siamo orgogliosi.
Diverse sono invece le posizioni dei tre personaggi in cerca d’autore sopracitati, che non ricordano
che in quanto Istituzioni avrebbero il dovere di rappresentare tutti i cittadini. In realtà fanno
l’esatto contrario, facendo politica sulle paure della gente e stimolando istinti reazionari repressi
per un tornaconto elettorale in vista dei prossimi appuntamenti col voto. Ennesimo esempio della
politica a puntuale scadenza yogurt senza prospettive a lungo termine.
Costoro però non si rendono conto che in una crisi economica, sociale e culturale come quella che
stiamo vivendo, questi input irresponsabili da parte di chi dovrebbe guidare i rispettivi territori
non fanno altro che provocare lacerazioni di un tessuto sociale già estremamente falcidiato con
l’ennesima guerra tra poveri. La stessa risposta per uscire dalla crisi era stata data in Europa
intorno agli anni trenta con i risultati che bene conosciamo.

Sempre costoro poi si devono anche rendere conto ( e lo sanno anche molto bene ) che la crisi
economica non è assolutamente causata dalle persone che frequenteranno il centro culturale, in
quanto hanno contribuito nel passato e lo faranno anche nel futuro a pagare tasse regolari, a
lavorare ( quando vi è il lavoro ) contribuendo anche al PIL veneto di cui speso la lega e i suoi
seguaci, se ne fanno un grande vanto.

Nel 2014 i nostri bambini studiano in classi multietniche, dove il marocchino conosce a mena dito
il dialetto veneziano e il veneto viceversa impara a spiccicare qualche parola in Arabo. Entrambi
non si considerano però né veneti né marocchini ma cittadini italiani nel mondo globale. Da loro ci
arriva l’esempio più bello di come la xenofobia divide e di come l’integrazione unisce.

La delinquenza non ha colore di pelle o provenienza geografica, la delinquenza è delinquenza. Lo
stesso discorso vale per il terrorismo visto che ci si dimentica che non tanti anni fa anche in Italia
scoppiavano bombe innescate da italiani per uccidere italiani. Aprire luoghi come il centro islamico
a Mogliano diventa assurdamente un’occasione in più a livello di trasparenza: per esempio se
l’Immam di San Donà non avesse potuto tenere quell’orazione in pubblico in cui pregava Allah di
uccidere tutti gli ebrei, non lo si sarebbe potuto allontanare dalla sua comunità.

In questo momento non abbiamo bisogno di nemici immaginari o di allarmi e paure inesistenti.

Di questo i nostri amici se ne dovranno fare una ragione perché i cittadini- come molto spesso
succede- sono molto più avanti della loro classe politica e sono pronti per far passare Mogliano
dall’essere un paesotto di provincia a un fiore all’occhiello della nuova area metropolitana di
Venezia. Per farlo “non servono più muri ma ponti”.

                                                                                                                      Mogliano Veneto 10/11/14.

Giacomo Nilandi- Capogruppo comunale de La Sinistra per Mogliano.

Luigi Amendola- Capogruppo Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà.

lunedì 6 ottobre 2014

La nostra sinistra - incontro con Nicola Fratoianni alla festa provinciale di Treviso di SEL 02/10/2014

Incontro con il coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia Libertà Nicola Fratoianni nel dibattito "La nostra sinistra" alla festa provinciale di Treviso di SEL a Mogliano Veneto il 02/10/2014. Coordina Luca De Marco, segretario provinciale.


martedì 23 settembre 2014