Filosofia di vita

«Siamo belli perché siamo pieni di difetti, non perché siamo onnipotenti, ma perché siamo fragili, perché ci tremano le gambe, perché siamo goffi, perché abbiamo paura, perché abbiamo bisogno di amore, per questo siamo belli!»

Nichi Vendola
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giovedì 25 ottobre 2012

SICUREZZA STRADALE E TANGENZIALE NORD.



Il tema della sicurezza stradale è molto dibattuto a livello locale e nazionale a causa dei numerosi incidenti che purtroppo spesso avvengono sulle nostre strade.
Anche nell’ultimo Consiglio Comunale di Mogliano Veneto del 23 Ottobre u.s. si è toccato l’argomento per sostenere, da parte della Lega,  la bontà del progetto della Tangenziale Nord (approvata nella stessa sera dalla maggioranza) al fine di togliere il traffico verso il centro di Mogliano quale risposta ai numerosi incidenti mortali che avvengono.
In realtà , se vogliamo approfondire l’argomento, possiamo dire che i numerosi incidenti mortali sono avvenuti a causa della mancata realizzazione di piste ciclabili sul Terraglio,  dovuta alla scure sui finanziamenti da parte del Governo Monti. Sappiamo che sono diminuiti i trasferimenti verso gli Enti locali, ma si potrebbe ovviare al problema attraverso il risparmio di risorse da opere inutili a quelle che effettivamente risolvono le cause di morte dei cittadini. Non solo la mancanza di piste ciclabili, dunque, ma la causa degli  incidenti mortali avviene anche per guida sotto l’uso di alcool e sostanze. Dai dati della Polstrada e dai dati ISTAT  il numero degli incidenti per questo motivo sono in Veneto tra i più alti rispetto alle altre regioni nazionali. Non si interviene quindi sulle reali cause , ma si decide di spendere 9 milioni di euro per realizzare una rotatoria di ben 70 metri in via Cavalleggeri (oggi a traffico limitato) e un’altra di ben 100 metri di fronte a Villa Bianchi su quel Terraglio che la Regione si appresta a ad inserire nel piano paesaggistico come strada di valore storico e culturale. Ma, come si sa, i progettati Centri Commerciali hanno bisogno di rotatorie per smaltire il traffico. Il risultato sarà la desertificazione del centro di Mogliano e delle sue attività commerciali.
Ecco come si sottraggono risorse ad investimenti prioritari a scapito di un grave danno paesaggistico e ambientale, che porterà nuovo inquinamento e distruzione di terreno agricolo.
La soluzione sarebbe stata semplice: si sarebbe potuto far deviare il traffico pesante allargando semplicemente via Bianchi  accompagnando il prolungamento della strada comunale poco usata già presente da Zerman a Mogliano Veneto.
L’Amministrazione Comunale nell’espressione della sua maggioranza preferisce invece sprecare aree agricole o di pregio ambientale per la realizzazione di un’opera inutile e costosa, e si sa come vanno queste cose: le aree adiacenti saranno sottoposte a varianti urbanistiche che favoriranno l’ulteriore edificazione , nonostante le migliaia di case sfitte nel nostro comune.
Non è con le rotonde che si risolvono i problemi e nemmeno con lo spreco di denaro pubblico.


Fiorella Fighera

giovedì 20 settembre 2012

Quanto ci guadagna il Comune di Mogliano Veneto con la lotta alle prostitute ed ai mendicanti ?




Leggiamo  quasi ogni giorno sulla cronaca locale gli interventi delle forze dell’ordine e dei vigili urbani nei confronti delle prostitute e dei mendicanti.


Dal punto di vista legale, per quanto riguarda l'accattonaggio, questo  in sè non è perseguibile ai sensi del Codice Penale, quanto invece le modalità con cui viene praticato (es. l'utilizzo di minori comporta sfruttamento, maltrattamento o abbandono e come tale è perseguibile come reato). Una sentenza  (n. 519 del 28 Dicembre 1995 abrogò il reato di accattonaggio (l’intero art. 670), stabilendo che la richiesta di elemosina è lecita purchè sia una “legittima richiesta di umana solidarietà”, volta a far leva sul sentimento della carità”, “che non intacca nè l’ordine pubblico nè la pubblica tranquillità”..


I Comuni, sulla base di propri regolamenti possono vietarlo per ragioni di decoro, ordine pubblico, igiene, come pure la contrattazione o l'esercizio di prestazioni sessuali e quindi prevedere una sanzione amministrativa.

Vorremmo anche noi parlare, come fa la legge,  della richiesta di umana solidarietà che suscita il sentimento della carità per quanto riguarda l’accattonaggio,  ma è sempre più difficile in una città come la nostra riuscire a farci intendere come vorremmo. Come pure vorremmo ribadire che la vera lotta alla prostituzione deve essere quella che colpisce il racket che sfrutta e gode degli illeciti guadagni.

Ma ci limitiamo a porgere all’Amministrazione Comunale alcune domande:

-I cittadini possono conoscere l'ammontare di queste entrate da sanzione del Comune di Mogliano? Giusto per individuare l'entità del beneficio di una loro riconversione verso congrue finalità.

-Dove vanno a finire queste risorse?

-E’ possibile vincolarle sotto forma di servizi e prestazioni rivolti alla comunità o alle categorie che richiedano maggiori attenzioni e tutele?

  • Perchè non venire incontro, con questi proventi, ad esempio, alle famiglie per calmierare il costo dei buoni pasto nelle mense scolastiche?

Non sfruttiamo i problemi della povertà e del degrado  per un mero calcolo di facciata pubblicitaria dell’Amministrazione Comunale.

Crediamo che al primo posto delle paure e delle preoccupazioni dei cittadini ci siano questioni che riguardano la disoccupazione dei figli, la difesa del territorio, il welfare, la socialità.

Vorremmo che queste preoccupazioni siano nel concreto condivise anche da chi amministra la nostra città.

Fiorella Fighera

mercoledì 23 maggio 2012

Una città per dialogare




La città di Mogliano Veneto si è sempre contraddistinta negli scorsi anni per la vivacità e la presenza assidua dei cittadini nelle scelte delle varie Amministrazioni Comunali che si sono succedute, per l’offerta culturale, la solidarietà, l’accoglienza, la difesa dei valori della Costituzione, l’attivismo politico: Ha sempre espresso , dunque, la voglia di esserci da cittadini sensibili e responsabili.
Oggi non è venuto meno l’impegno volontario di moltissime persone, ci sono in città tante occasioni per offrire e svolgere attività che si occupano della difesa dell’ambiente, di welfare, di prevenzione sanitaria, di pari opportunità, di sport, di quartieri.
Osservo, però, una sorta di frammentazione e parcellizzazione delle tematiche che sono spesso trasversali e identiche in gruppi di interesse diversi . Noto una certa difficoltà nei rapporti tra le persone nel cogliere un punto di vista altro, diverso, se pur condivisibile negli obiettivi comuni che si vogliono perseguire.

Mi chiedo:

E’ possibile pensare di avviare un dialogo aperto ed autentico tra i cittadini, gruppi ed associazioni che abbiano a cuore il bene della città e dei propri abitanti, nel rispetto delle proprie connotazioni politiche e culturali, ma che si sentono accomunate dalle stesse istanze ed obiettivi?

E’ possibile pensare di mettere insieme il senso di un vissuto che , sì, è legato al luogo, alla città ed ai problemi che in essa sono implicati , ma che dipende ed è legato anche a temi di più largo respiro nei diversi piani sovracomunali, via via fino alla dimensione nazionale?

Dico questo perchè:

Vorrei vedere questa città che sappia intelligentemente mettere insieme i fili che conducono agli stessi obiettivi e valori condivisi, che sappia tessere la rete del dialogo, della collaborazione reciproca e della cultura che da sempre ha contraddistinto Mogliano.
Vorrei vedere questa città che intelligentemente sappia tenere insieme il rispetto reciproco di tutti coloro che si spendono in tutte le forme di attivismo e di impegno per il bene della città.
Se ogni gruppo di interesse locale continua ad attribuire alla realtà le proprie categorie conoscitive senza una apertura condivisa, allora non si potrà mai cogliere un punto di vista diverso, viene annullato, così facendo, il mondo dell’altro non riconosciuto come portatore degli stessi valori ed obiettivi in un’ ottica di personale visione del mondo e dei suoi problemi.
Invece è nell’incontro con gli altri che scopriamo la nostra dimensione relazionale, il proprio far parte di una comunità ed è proprio nel dialogo che cogliamo l’interezza del mondo.
La città appartiene a tutti. Non ci sono detentori di verità sui bisogni e le istanze dei cittadini. Se in gioco ci sono valori come “qualità della vita, giustizia sociale, pari opportunità, la salute, allora nessuno ha l’esclusiva proprietà di una tematica o di una verità, magari dettando agli altri regole, paletti e comportamenti. Se si riuscisse a spostare la visione puramente localistica delle cose, se si aprisse il dialogo tra chi si impegna per il bene della città, a tutti i livelli di attivismo, politica compresa, allora torneremo a vedere l’anima reale di Mogliano Veneto, quella vera dei cittadini che hanno a cuore una realtà migliore per tutti.
Io spero che questo potrà essere possibile, e sarebbe un bellissimo regalo per la nostra città.

Fiorella Fighera

domenica 1 aprile 2012

Una speranza organizzata per una buona Politica



Il dibattito politico e culturale che in  questi giorni sta affrontando il mondo della “sinistra” è quello della necessità di ritrovare modi e forme per una buona politica nel nostro Paese.
E’ questo, però, il primo punto particolarmente dolente: come possiamo parlare di buona politica se siamo di fronte  alla sua  crisi,  se siamo di fronte alla presenza di un governo tecnico che interpreta convenienze di mercato e comprime le nostre vite , se siamo di fronte all’indignazione di tanti cittadini che denunciano il degrado, le ingiustizie, le difficoltà sentendosi però contro la politica e vivendo la frustrazione di una perdita di senso per una alternativa? Sembra paradossale, ma la risposta ci viene proprio dalla politica stessa vista, però, nella sua essenza, cioè nella prefigurazione di un mondo più giusto,  nello sguardo verso la fragilità dell’umano, in una progettualità rivolta al bene comune, nella  dimensione  dell’ eticità, della gratuità  e della partecipazione collettiva.
E’ questo il secondo punto: la democrazia partecipata. Il forte movimento per l’Acqua Pubblica e contro il Nucleare, i movimenti No Tav e No Dal Molin, le proteste dei precari e degli studenti e , non ultimo le vittorie dei sindaci De Magistris, Pisapia e Zedda hanno chiaramente indicato che nella nostra società è fortemente sentito il bisogno di esserci, di esserci consapevolmente su progetti condivisi, di fare parte, insomma, di un’idea condivisa di società, per i diritti, per la difesa del territorio, del lavoro e  delle tutele sociali.
L’esperienza ci insegna però, che le vittorie ottenute non sono avvenute escludendo la politica, ma mettendola al centro stesso del problema.
E’ importante pensare che i beni comuni ( penso all’acqua ad esempio) siano  non solo gestiti da Enti pubblici,  ma debbano recuperare una dimensione della collettività nei modelli di gestione. Questa è una visione politica che dovrebbe riguardare tutti i beni pubblici . Il bene comune dovrebbe essere un modello delineato nei parametri della democrazia e quindi nei parametri della partecipazione dei cittadini.
Il disegno lucidissimo della privatizzazione del tutto per i profitti di pochi, la dilagante speculazione immobiliare, la distruzione continua di territorio, la precarietà e la mancanza di lavoro, la crisi verticale della democrazia, tutto ciò ci dice che è urgente e necessario un cambiamento soprattutto culturale nella nostra idea del fare politica che deve passare attraverso la costruzione di un nuovo pensiero culturalmente alternativo per ridare una prospettiva alla “buona politica”.

La politica (e non la tecnica) intesa come idea condivisa di società diverrebbe lo strumento non solo della buona amministrazione, ma della progettazione   del senso  del vivere collettivo dove l’uomo possa sentirsi tale .
Se la progettazione del mondo non la faranno i cittadini attraverso la politica mettendo al centro l’idea di bene comune, allora la farà qualcun altro, altri poteri con altri obiettivi.
La strada che si sta delineando è questa ed è necessario organizzarsi nei singoli territori, creando luoghi inclusivi , mettendo in moto idee, relazioni, iniziative aperte, nuovi fronti .
Se si metteranno in connessione tutti coloro che hanno a cuore e si spendono per la collettività senza pregiudizi di sorta, senza protagonismi o autoreferenzialità sarà possibile ritrovare la politica   e sarà possibile ridare alla “buona politica” una seconda occasione.

Fiorella Fighera

mercoledì 11 gennaio 2012

Housing Sociale : una Casa per tutti



Avere salute, lavoro, casa, istruzione, sono gli elementi fondamentali ed indispensabili per poter condurre una vita serena e pienamente realizzata in questa nostra società.
Ma il momento di crisi economica e sociale attuale non permette a molte persone di progettare serenamente la propria vita sulle cose indispensabili : il tema della precarietà esistenziale è divenuto per le nuove generazioni la questione centrale della propria esistenza .
Il tema della casa, ad esempio è particolarmente importante soprattutto per chi vorrebbe costruire una famiglia, avere dei figli, progettare un futuro. Ma spesso le giovani coppie che vivono la precarietà del lavoro se non addirittura la disoccupazione non sono nella condizione di sostenere un affitto ai prezzi di mercato, nè tantomeno di acquistare una casa o di accedere ai bandi per l’edilizia agevolata tradizionale perchè non hanno i requisiti di accesso al bando. Leggo da una recente indagine che la questione abitativa è uno dei temi caldi in Italia: nel nostro paese il mercato delle costruzioni, nell’ultimo decennio, ha realizzato quasi esclusivamente alloggi destinati alla vendita sbarrando il percorso a categorie di persone a basso reddito come pensionati, famiglie mono parentali, giovani coppie.
E’ necessario quindi ripensare all’edilizia sociale non solo nella proposta QUANTITATIVA, ma anche in quella dove siano presenti le esigenze SOCIALI . Gli aspetti immobiliari devono essere studiati in funzione dei contenuti sociali offrendo una molteplicità di risposte per le diverse tipologie di bisogni dove il contenuto sociale è rappresentato dall’accesso a una casa dignitosa per coloro che non possono sostenere prezzi di mercato.
Tra le proposte possibili si configura il cosiddetto HOUSING SOCIALE, che altro non è che un nuovo “modus operandi”, una nuova logica di intervento nel territorio che preveda un approccio multidimensionale e compartecipativo esteso oltre alle tradizionali politiche della casa, del lavoro e del reddito.
L’housing sociale prevede che il problema dell’accesso alla casa in locazione debba essere valutato in base al reddito disponibile: per le fasce più deboli il ripristino dell’edilizia sociale all’interno delle politiche di welfare, mentre per le fasce di reddito superiore, ma che non riescono a sostenere comunque i prezzi di mercato, si prevede di attuare un coordinamento tra intervento pubblico ed iniziativa privata per offrire alloggi a canone sostenibile .
La sinergia tra pubblico e privato consisterebbe nell’ estendere all’offerta di abitazioni anche misure di sostegno finanziario all’affitto, o a programmi mirati di quartiere.
Diventerebbe inoltre fondamentale la rete di supporto e di accompagnamento degli utenti, la facilitazione dei percorsi di convivenza e di inserimento, il coinvolgimento attivo degli abitanti nella soluzione dei problemi.
I processi partecipativi dovrebbero essere supportati da esperti che con competenze specifiche affianchino gli interventi legislativi ed edilizi nella definizione dei criteri di accesso all’edilizia convenzionata, predisponendo con i soggetti attuatori e i gestori, un percorso di inserimento delle nuove famiglie che faciliti la conoscenza reciproca e l’integrazione nel quartiere, coinvolgendo gli abitanti in alcune fasi del progetto, gestendo il regolamento di buona convivenza e gli spazi comuni.
Riassumendo: sono quattro le tipologie in atto di housing sociale già presenti in alcune regioni italiane:
1-l’offerta di affitto a costi contenuti
2-accesso alla proprietà o all’autocostruzione per fascie a reddito medio-basso
3-soluzioni residenziali per bisogni speciali temporanei (comunità alloggio, pensionati)
4-soluzioni alternative agli insediamenti illegali valide anche per persone immigrate
Insomma, la problematica abitativa non deve costituire un elemento di esclusione sociale, auspichiamo invece che anche nel nostro Comune si guardi a forme ed a percorsi di gestione del welfare e di edilizia sociale partecipata per un nuovo progetto di società.

Fiorella Fighera

(informazioni tratte da ABCittà, ) 

martedì 27 settembre 2011

Il Gris si può salvare, bisogna solo volerlo.


Nella recente seduta della V Commissione Consiliare tenutasi a Venezia il 4 agosto 2011 si è svolta una audizione pubblica sulla situazione dell’Istituto Gris di Mogliano Veneto. L’Assessore Regionale ai Servizi Sociali Remo Sernagiotto ha ribadito la volontà di vendere la Casa di Riposo per ripianare i debiti come unica soluzione percorribile per poter risolvere il problema.

La Casa di Riposo conta su 165 posti letto grazie ai 30 appena inaugurati, ma si tratta di posti di fatto già occupati e ai quali, in ogni caso si accede attraverso la graduatoria unica in base al punteggio. Anche se attualmente non c'è e non può esserci nessuna riserva di posti per i cittadini moglianesi ,  almeno è una struttura che può essere gestita con il concorso diretto dell'Ente locale. Per questo noi sosteniamo con forza che la struttura per anziani moglianese non può essere messa in vendita. Il Gris dispone di un patrimonio di aree e di strutture che possono essere valorizzate per ricavare le risorse necessarie per avviare il salvataggio dell'Istituto, ma la Casa di Riposo non va messa sul mercato perchè alla città di  Mogliano resterebbe ben poco nella prospettiva di uno sviluppo effettivamente governato dagli Enti locali territoriali.

Infatti i  servizi distrettuali saranno trasferiti chissà quando e per realizzare altri servizi a favore della città servirebbero investimenti che la parte pubblica non sembra in grado di fare, mentre il privato dovrebbe acquisire sufficienti, ma non scontate garanzie di recupero delle risorse messe in campo.

Il progetto per il Gris dovrebbe prevedere la sinergia tra i Comuni interessati al fine di creare nuove risorse per il territorio a favore di tutti i cittadini .
Siamo convinti che se c’è governo dell’Ente pubblico allora anche l’eventuale intervento privato può essere diretto e orientato. Assistiamo invece  agli annunci pubblici del Sindaco e non sentiamo invece nulla che ci rassicuri sullo scippo del patrimonio di una  collettività che va ben oltre i confini di Mogliano. Il Gris può diventare un vero centro di servizi sociosanitari rivolti al territorio secondo molteplici opportunità che però richiedono nuovi investimenti.

Il rischio è che gli investimenti regionali ricadano solo sull’ attuale organizzazione: i disabili da una parte, destinati a rientrare nel territorio di provenienza, anche dopo decenni di permanenza al Gris e gli anziani dall’altra, (ancorchè in condizioni di gravità ben superiore alle rette riconosciute). Per di più senza nessuna concreta garanzia di effettiva disponibilità di posti letto per i cittadini di Mogliano dato che comunque l’accesso all’Istituto è subordinato alla posizione nella graduatoria unica in base al punteggio e al criterio della libera scelta su base ULSS.
Per quanto riguarda il polo della disabilità, in questa delicata fase di transizione abbiamo ascoltato il parere delle famiglie e  degli operatori.

Facciamo nostro il loro appello alle forze istituzionali e politiche: le logiche di ristrutturazione, dismissione e cambiamento per quanto determinate dalla necessità di definire nuovi scenari, devono tener conto della sensibilità e della situazione personale e di vita degli ospiti.

I primi soggetti di cui stiamo parlando sono loro, persone  che hanno il pieno diritto di essere rispettate nella loro umanità.
Non possiamo pensare che il Gris sia un mero contenitore da riempire e svuotare a piacimento.
Non possiamo permettere che gli ospiti vengano considerati cittadini invisibili, ma dobbiamo tenere ben presente l’interrogativo se quello che stiamo proponendo sia o meno al servizio dell’umanità alla quale ognuno di noi appartiene.

Questa fase di transizione dovrebbe  essere orientata a fare dell’Istituto un vero centro di servizi per il territorio, coniugando residenzialità e domiciliarietà, con strutture e funzioni differenziate e sostenibili in base al target di riferimento e sulla base di una puntuale analisi dei bisogni, secondo la pianificazione regionale e di zona.

La Provincia può svolgere un ruolo importante in questo percorso, a condizione che sia di accompagnamento e di supporto, quindi di garanzia, e non di ingerenza o prevaricazione rispetto alle responsabilità proprie dei Comuni nel sistema di Welfare distrettuale e sovra distrettuale.
E’ essenziale che la Provincia riconosca questo ruolo proprio delle comunità locali interessate che dovranno unire le forze, attraverso un rinnovato e autorevole slancio di iniziativa della Conferenza dei Sindaci e dello stesso Comune di Mogliano, per costruire, in un realistico e fondato quadro progettuale, un’offerta di servizi all’altezza delle molteplici esigenze da soddisfare.   

Esistono altre strade alternative alla vendita da perseguire:
Segno che ancora è possibile trovare soluzioni condivise che non pregiudichino la perdita dell’unico bene, la casa di riposo, che può divenire un importante centro di servizio per la città, assieme alle risorse messe a disposizione dall’Azienda Ulss 9 di Treviso, dal distretto, ai servizi del polo della disabilità.

La Regione in questo momento si sta nascondendo dietro la figura del proprio Commissario per portare avanti la vendita di un bene, la casa di riposo, anche in violazione della volontà dei fondatori dell’Istituto.

le  proposte di Sinistra Ecologia Libertà :

invitare il Comune ad esercitare un ruolo attivo e propositivo nei confronti della Regione per impedire che il Gris venga depauperato dei suoi beni più preziosi vincolati a destinazione socio sanitaria;

invitare il Comune e la Provincia di Treviso a farsi parte affinché il Gris torni ad essere guidato al più presto da un Consiglio di Amministrazione espressione del territorio locale;

invitare l’Azienda Ulss 9 di Treviso a garantire che ogni iniziativa di rientro degli ospiti del polo della disabilità nei territori di provenienza avvenga nel rispetto delle condizioni delle persone e solo sulla base di specifiche progettualità individualizzate, prevedendo il mantenimento all’interno del Gris degli ospiti per i quali il trasferimento comporti grave rischio di compromissione delle condizioni psicofisiche;

invitare  il Comune di Mogliano ad accelerare le procedure per la realizzazione della cittadella della salute, di cui si parla da fin troppo tempo, a cominciare dal trasferimento del distretto socio sanitario nei locali disponibili dell’Istituto.

Fiorella Fighera

lunedì 22 agosto 2011

Le Lucciole a Mogliano Veneto : un problema serio e delicato da affrontare non con la solita demagogia leghista


L’ estate 2011 sta vedendo attivo il contrasto alla prostituzione di strada   effettuato dalle forze dell’ordine su invito dei Sindaci. Leggiamo che il più attivo e solerte in questo senso è il sindaco del Comune di Mogliano, Giovanni Azzolini. Sono state effettuate forti sanzioni pecuniarie nei confronti dei clienti (500 euro) e  delle prostitute (100 euro).
Non c’è dubbio che questo sia un mercato florido che presenta una notevole offerta sulla strada di donne e uomini (trans) e con il numero di clienti in continuo aumento. E’ quindi un tema che non si può ignorare o far finta di non vedere.

Il disegno di legge del Ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, prevede che diventi reato solo la prostituzione esercitata all'aperto, e nessuna sanzione è prevista per il sesso a pagamento negli appartamenti.

L’obiettivo sarebbe quello di togliere la prostituzione dalla strada o, per meglio dire, dalla nostra vista, ma senza nel contempo sviluppare una politica di persecuzione verso coloro che traggono larghi profitti da tale business .

Negli ultimi anni , infatti, si è sviluppata molto la prostituzione in casa incoraggiata dai racket, che si rivolge ad un pubblico di clienti disponibili a pagare bene e che hanno voglia di discrezione, di essere, cioè lasciati in pace  da eventuali interventi delle forze dell’ordine e dalle ordinanze dei Sindaci che  (per far cassa) multano chi viene sorpreso. (Come è avvenuto di fatto durante questa estate lungo il Terraglio).

I provvedimenti messi in atto dai sindaci leghisti e le enunciazioni lanciate  periodicamente si traducono in ordinanze demagogiche per ottenere facili consensi su un tema di cui nessuno parla o ha voglia di approfondire.

A nostro parere  questo modo di gestire le cose non fa altro che fornire un grosso aiuto al racket della prostituzione. Ovvero, se vogliamo assumere il principio che comunque il fenomeno della prostituzione è ineliminabile (come spesso si sente dire soprattutto da parte della destra), allora si abbia il coraggio di affrontare razionalmente e responsabilmente il problema.

Così come stanno le cose ora, non sappiamo se le persone che si prostituiscono lo fanno per scelta o per costrizione, sappiamo solo che sono dentro ad una organizzazione che trae guadagno attraverso lo sfruttamento di corpi altrui.
 La proposta è regolamentare questo lavoro garantendo l’autonomia di chi vuole esercitarlo. Non basta dire, come fa il Sindaco Azzolini, servono “luoghi controllati” senza che ci sia a monte una normativa che garantisca  non solo l’autonomia di chi offre il proprio corpo ( necessaria per togliere la gestione alla criminalità),ma anche per regolarizzare la parte sanitaria e fiscale.

Bisogna togliere i regali che hanno ricevuto i racket fino ad oggi.

Nel contempo, però, è necessario attivare attraverso i Comuni progetti di protezione sociale, progetti di contrasto alla schiavitù e alla tratta delle donne, rifinanziamenti (a tutt’oggi tolti dal governo Berlusconi) alle case di accoglienza per le vittime di violenza.

Promuovere politiche educative nelle scuole e nelle agenzie di formazione sulla sessualità e sul rispetto dell’altro come persona.

L’aspetto della mercificazione sessuale deborda nella società dello spettacolo e della politica portando allo svilimento etico dell’idea della sessualità, alla convinzione che si può usare il proprio corpo per facili successi.
 Servono politiche che, partendo dal Governo Nazionale, non vadano verso la criminalizzazione della prostituzione, ma verso il reale perseguimento della tratta e dello sfruttamento a fini di lucro da parte della malavita organizzata.

Fiorella Fighera

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di Mogliano Veneto                              

venerdì 29 luglio 2011

Comuni Accoglienti




Il Ministro Maroni, attraverso i Prefetti, ha chiesto ai Sindaci del Veneto la disponibilità per l’accoglienza ai profughi del Nord-Africa rifugiatisi in Italia a causa della guerra di Libia.
Le Amministrazioni locali a guida leghista hanno prontamente chiuso la porta rifiutando ogni apertura in questo senso.
Le Amministrazioni a guida centro-sinistra, invece, come Silea e Casier hanno accolto alcuni profughi. Leggo dalla stampa che nei “paesi accoglienti” si è aperta una gara di solidarietà fra Associazioni di volontariato, Cooperative, semplici cittadini, i Parroci (di Dosson, Frescada e Casier ), alcune ditte (che hanno donato mobili ed elettrodomestici), si è attivata perfino Unindustria, nonchè i rappresentanti istituzionali dei comuni accoglienti. Si è mossa, quindi, quella parte migliore della società che da sempre ha caratterizzato la terra veneta, quella, cioè, della solidarietà e dell’accoglienza generosa e disinteressata. Quello che personalmente apprezzo sono le energie positive e le motivazioni messe in gioco da tanta parte della società “solidale” che producono, così, una azione efficace e costruttiva nella soluzione dell’emergenza, ed inducono ad un sentimento collettivo rivolto ad un’etica della responsabilità e della solidarietà.
Diversamente, l’atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti dello straniero, del diverso, indotti dalla Lega e tradotto in comportamenti istituzionali, hanno una ripercussione nel pensiero comune di paura, negazione e distruttività. Se il profugo o l’immigrato sono da rifiutare perchè rappresentano il pericolo o il nemico da attaccare, si trae da questo sentimento collettivo la spinta motivazionale e l’energia negativa per scatenare violenza ed aggressività sia  verbale che fisica .
Invece di combattere i pregiudizi e risolvere i problemi si cavalcano ed ingigantiscono le paure spesso immotivate dei cittadini.
E’ inutile alzare barricate di varia natura contro un processo inarrestabile di contaminazione tra i popoli della terra.
E’ necessario il  riconoscimento  dell’altro come uguale a sè, è necessario tentare di mettersi nei suoi panni. Ciò non solo inibisce eventuali azioni aggressive nei suoi confronti, ma costituisce la premessa necessaria per la comprensione empatica e la diffusa azione solidale che, insieme all’ aiuto reciproco, sono le forze intrinseche del progresso umano.

Fiorella Fighera
Sinistra Ecologia Libertà
Mogliano Veneto

venerdì 29 aprile 2011

Una strada in salita... per una libera scelta.

Una dichiarazione anticipata di trattamento (detta anche testamento biologico, o più variamente testamento di vita, direttive anticipate,volontà previe di trattamento) è l'espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.
In Italia i cittadini purtroppo non possono scegliere  attraverso un consenso informato.
Infatti La Camera riprenderà l’esame del Decreto Legge sul testamento biologico il prossimo 18 Maggio 2011.
Il testo definitivo e modificato del ddl Calabrò art. 3, parte 5 enuncia:
l’alimentazione e l’idratazione devono essere mantenute fino al termine della vita...Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata..di trattamento.
Il testo istituisce quindi l’obbligo di idratazione e alimentazione (non più considerate alla stregua di trattamento sanitario) fino alla fine della vita e la discrezionalità dei medici nella esecuzione della volontà del malato.
Secondo questo articolo noi non potremo più formare dichiarazione anticipata di trattamento, in parole povere questa legge proibisce di non essere attaccati al sondino che ci lascia in vita meccanica.
Questa legge è anticostituzionale, antideontologica e antiscientifica, viola la libertà di scelta dell’individuo a quali cure essere sottoposto.
Facciamo un esempio: c’è un papà alla fine della vita che chiede alla figlia di morire a casa e di non essere sottoposto ad interventi meccanici . Poi perde coscienza, ma a quel punto i medici saranno obbligati a inserirgli il tubo (tramite incisione con bisturi) per l’alimentazione e l’idratazione forzata. Invece di morire tranquillamente a casa tra i propri cari sarà costretto a rimanere attaccato ad una macchina fino alla fine della vita pur avendo chiesto che questo non succedesse.
Solo l’ Italia indica che delle terapie non possono essere rifiutate, in nessun Paese europeo il legislatore ha deciso quali terapie si possono o non si possono ricevere.
Ricordo inoltre che In Italia nel 2011 si è stanziato solo un milione di euro per il finanziamento delle cure palliative (per la terapia del dolore). In Germania 150 milioni di euro.
Questa legge riguarda tutti noi, interviene sulla nostra cultura, le nostre convinzioni etiche e religiose, le nostre scelte di vita e di morte, la nostra libertà.
C’è bisogno di una legge giusta, dove sia tutelata sia la persona che vuole e sceglie tutte le terapie, sia la persona che decide per se stessa in modo diverso.
Questa legge è una sopraffazione dell’individuo, la maggioranza di destra del Governo Berlusconi vuole creare conflitti e questo fa male, fa male all’Italia e fa male alle persone.
Per questo Sinistra Ecologia e Libertà ha istituito a Padova un ufficio dove chi lo desidera può depositare davanti ad un avvocato le disposizioni in materia di testamento biologico.
SABATO 7 Maggio - SPORTELLO PER IL DEPOSITO DEL TESTAMENTO BIOLOGICO alle 10.00 del 7 maggio 2011 a Presso lo studio dell'avvocato Fedele Carlo in Padova. Il servizio è gratuito.  info su www.selpadova.eu/

Fiorella Fighera
Sinistra Ecologia Libertà
Mogliano Veneto