Filosofia di vita

«Siamo belli perché siamo pieni di difetti, non perché siamo onnipotenti, ma perché siamo fragili, perché ci tremano le gambe, perché siamo goffi, perché abbiamo paura, perché abbiamo bisogno di amore, per questo siamo belli!»

Nichi Vendola
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giovedì 6 dicembre 2012

Cerchiamo di frenare la disperazione.





E’ impensabile  donare solidarietà solo in parole (tante) ma in fatti concreti (pochi ) a chi è in difficoltà. Ogni forma  di sostegno economico e psicologico per chi versa in condizioni economiche difficili deve essere una priorità in questo terribile momento, crisi economica e pessimismo possono trasformarsi in vera disperazione .

L'anno scorso avevamo presentato una proposta per l'istituzione di un numero verde unico valido per tutta la Marca ( sos suicidi ) che era stato fatto proprio dalla Provincia di Treviso . Accanto ad una consulenza psicologica ci si poteva affiancare anche quella legale e finanziaria .

Avevamo presentato qualche mese fa un apposito ordine del giorno, che cercava,  anche se in minima parte, di creare  una forma di aiuto economico in questi casi.

Ma nel nostro territorio e nel nostro paese, parole come sostegno e solidarietà sembrano ormai uscite dal vocabolario quotidiano.

Purtroppo la risposta alle nostre proposte è sempre la stessa: non ci sono soldi perché gli Enti Pubblici non hanno più nulla da dedicare per sostenere i cittadini in difficoltà economica . Pensiamo che sia arrivato il momento che anche chi ha di più ( le Banche e gli Istituti Finanziari ) si pongano nelle condizioni non solo di produrre ricchezza per loro stessi , ma anche di aprire alla solidarietà ed all’aiuto economico.

La Provincia deve porre il disagio economico tra le priorità e per farlo deve cercare di coinvolgere gli Istituti di Credito presenti nel nostro territorio.

Le proposte ci sono: un microcredito in forma di prestito sociale a tasso zero, un fondo per le famiglie che versano in grave disagio economico . Aggiungiamo anche una forma di ascolto tramite un numero verde ( sos suicidi)  UNICO per tutta la Provincia ( il progetto esiste ed è anch’ esso in mano alla Provincia di Treviso).

Questo, per il momento, serve per  iniziare a porre una diga ad  una situazione di grave disagio e disperazione  da parte dei piccoli imprenditori e  dei lavoratori in difficoltà che si traduce tristemente, e sempre più spesso nell'estremo gesto , di togliersi la vita.

Non dimentichiamoci infatti che il “ricco” Nord- est vanta purtroppo un elevatissimo numero di suicidi da crisi, in una percentuale tra le maggiori in tutta Italia.

E’ arrivato dunque il momento che la collaborazione tra Enti Pubblici e Istituti Bancari privati sia rivolta  allo aiuto, alla solidarietà e al sostegno vero e concreto.

Luigi Amendola
Consigliere Provinciale
Sinistra Ecologia Libertà


martedì 14 febbraio 2012

Un Centro di ascolto vicino a chi ha perso il lavoro e la voglia di vivere




E’ l’uomo che va aiutato e supportato, l’uomo e la sua famiglia.
Bisogna  rimotivare psicologicamente imprenditori/lavoratori in crisi, ed aiutarli a riqualificarsi e a ricollocarsi nel mercato del lavoro.
Azioni queste che,  vanno concertate con gli enti presenti sul territorio: Provincia (attraverso i vari centri per l’impiego e i centri di formazione professionale), ASL (attraverso servizi di psichiatria e psicoterapia), medici di base e servizi sociali.
Questo il messaggio da far passare: la vita di una persona non è finita con la fine della propria azienda o con la perdita del lavoro.
Il valore aggiunto della PERSONA e non dell’azienda in quanto insieme costituito da capannoni e da macchinari ma non dotata di un sistema pensante, è di saper trovare le risorse per uscire dai momenti bui. Ed è in questo momento che la rete deve intervenire, vede supportare il cambiamento e la ricerca di soluzioni alternative.
Molto spesso le persone si esprimono dicendo: “ho sempre fatto questo nella vita, non so fare altro” oppure “quest’azienda l’ho creata io dal nulla e miei dipendenti è come se fossero figli miei”.
NON E’ VERO, è imparando a vedere la situazione da un altro punto di vista che si cambia e che si vive la crisi in modo positivo e come un’opportunità.
I nostri artigiani, dei veri e propri self made man, che fin da ragazzi hanno lavorato sodo per costruire la propria azienda, devono essere supportati nel cambiamento, nel capire che solo nel rimettersi in gioco, solo cercando soluzioni alternative hanno la possibilità di vivere la crisi e non di morire nella crisi.
Lo stesso vale per chi ha sempre lavorato come dipendente e ad oggi ha perso il lavoro: il passaggio da compiere è aumentare la propria mobilità sul territorio e non volere il lavoro sotto casa (troppe persone cercano ancora questo), è l’aggiornamento continuo di competenze attraverso corsi di riqualificazione professionale .

L’intervento della rete,  deve essere concreto e deve seguire più direzioni:

  1. supporto come consulenza finanziaria
  2. supporto psicologico come rimotivazione forte della persona, attraverso counseling personale e, se necessario, familiare (non dimentichiamo che una crisi lavorativa coinvolge in modo pesante anche i famigliari)
  3. supporto formativo attraverso centri di formazione professionali, che partano da una seria analisi di mancanza di certe figure professionali sul territorio di riferimento ed eroghino corsi ad hoc per formare le figure professionali mancanti
  4. orientamento al lavoro, attraverso un’attenta valutazione delle competenze professionali e personali che consenta un ricollocamento adeguato nel mercato del lavoro
  5. scouting aziendale, attivando centri per l’impiego e associazioni di categoria nel trovare offerte di lavoro idonee alle varie persone
  6. marketing di se stessi: come presentarsi ad eventuali colloqui di lavoro e su quali leve fare forza per proporsi ad un nuovo datore di lavoro

In tutto questo processo ci saranno sicuramente delle difficoltà, come l’età delle persone che hanno perso il lavoro e che sono troppo “vecchie” per poter essere assunte da un’azienda e non competitive con i giovani pronti ad essere sfruttati con contratti di stage e/o inserimento al lavoro e/o altre forme incentivanti la loro assunzione; troppa rigidità nell’apprendere un nuovo lavoro, oppure il non essere abituati a pensare come dipendenti ma abituati ad essere datori di lavoro, etc.
L’importante è far capire alle persone che non sono sole, che c’è una rete sul territorio pronta ad accoglierle e a risolvere con loro la situazione di stallo o di fallimento.
Molto spesso, nelle situazioni di crisi, le persone si focalizzano sulla difficoltà e sul problema, cercando soluzioni nel continuare a mettere in atto azioni secondo schemi già predefiniti. Così operando, la persona non riesce a valutare soluzioni alternative e il risultato è il continuare ad operare e pensare all’interno di un circolo vizioso che non lascia intravvedere vie d’uscita: le tentate soluzioni che non hanno dato esito positivo vengono ripetute finchè il circolo non si spezza.
Da qui vi è una caduta dell’autostima personale, un senso di inadeguatezza molto forte, l’insicurezza nelle proprie capacità viene meno, aumentano anche il senso di vergogna e l’isolamento dalla vita e dagli affetti quotidiani.
A questo punto il passo verso la depressione e/o la disperazione, che non devono essere confuse sotto uno stesso sintomo ma vanno distinte, è breve e da questo momento in poi recuperare la persona è più difficile MA NON IMPOSSIBILE.
E l’importanza di fare rete e di avere un centro di ascolto anticrisi è fondamentale per indurre chi vive nella disperazione, chi non vede altre vie d’uscita se non quella di porre fine alla propria vita, a chiedere aiuto e a non isolarsi.

La funzione di un centro di ascolto deve essere prima di tutto di supporto psicologico e di orientamento, poi di consulenza finanziaria.

Il servizio potrebbe essere strutturato 

  • Istituzione di un numero verde gestito ad orari
  • Primo contatto telefonico con l’utenza e primo colloquio telefonico per stabilire se vi è necessità solo di una consulenza finanziaria o anche psicologica. In quest’ultimo caso si deve fissare un appuntamento di persona al centro di ascolto o, se caso è già grave al telefono (minaccia di suicidio) si deve allertare subito pronto soccorso e/o forze dell’ordine
  • Primo appuntamento al centro di ascolto: analisi dei bisogni dell’utente, ascolto attivo, presa in carico
  • Eventuale invio ai servizi di psichiatria competenti sul territorio nel caso di disagio psichico, oppure alle associazioni di categoria nel caso di consulenze finanziarie o legali
  • Secondo appuntamento al centro di ascolto: inizio attività di counseling, sottoscrizione contratto psicologico con l’utente, ascolto attivo
  • definizione di futuri incontri con l’utenza, sia per continuare attività di counseling sia per iniziare orientamento e riqualificazione professionale laddove ce ne sia la possibilità

E’ fondamentale il ruolo dell’operatore del centro d’ascolto, sia nella funzione di filtro e di valutazione delle richieste d’aiuto, sia per una corretta segnalazione ed invio dell’utenza ai vari soggetti della rete.
L’approccio deve essere di tipo consulenziale, dove la competenza fondamentale è prima di tutto quella dell’ascolto della persona, in una logica di accettazione dell’altro e non in una logica giudicante per permettere la manifestazione aperta del disagio provato.
La persone si deve sentire accolta, accettata e accompagnata in un percorso di rinascita.
Come accolta si deve sentire la famiglia della persona in difficoltà: anche ai famigliari deve essere data la possibilità di usufruire del centro d’ascolto.

Debora Coradazzo 
Psicologa del Lavoro

mercoledì 11 gennaio 2012

Housing Sociale : una Casa per tutti



Avere salute, lavoro, casa, istruzione, sono gli elementi fondamentali ed indispensabili per poter condurre una vita serena e pienamente realizzata in questa nostra società.
Ma il momento di crisi economica e sociale attuale non permette a molte persone di progettare serenamente la propria vita sulle cose indispensabili : il tema della precarietà esistenziale è divenuto per le nuove generazioni la questione centrale della propria esistenza .
Il tema della casa, ad esempio è particolarmente importante soprattutto per chi vorrebbe costruire una famiglia, avere dei figli, progettare un futuro. Ma spesso le giovani coppie che vivono la precarietà del lavoro se non addirittura la disoccupazione non sono nella condizione di sostenere un affitto ai prezzi di mercato, nè tantomeno di acquistare una casa o di accedere ai bandi per l’edilizia agevolata tradizionale perchè non hanno i requisiti di accesso al bando. Leggo da una recente indagine che la questione abitativa è uno dei temi caldi in Italia: nel nostro paese il mercato delle costruzioni, nell’ultimo decennio, ha realizzato quasi esclusivamente alloggi destinati alla vendita sbarrando il percorso a categorie di persone a basso reddito come pensionati, famiglie mono parentali, giovani coppie.
E’ necessario quindi ripensare all’edilizia sociale non solo nella proposta QUANTITATIVA, ma anche in quella dove siano presenti le esigenze SOCIALI . Gli aspetti immobiliari devono essere studiati in funzione dei contenuti sociali offrendo una molteplicità di risposte per le diverse tipologie di bisogni dove il contenuto sociale è rappresentato dall’accesso a una casa dignitosa per coloro che non possono sostenere prezzi di mercato.
Tra le proposte possibili si configura il cosiddetto HOUSING SOCIALE, che altro non è che un nuovo “modus operandi”, una nuova logica di intervento nel territorio che preveda un approccio multidimensionale e compartecipativo esteso oltre alle tradizionali politiche della casa, del lavoro e del reddito.
L’housing sociale prevede che il problema dell’accesso alla casa in locazione debba essere valutato in base al reddito disponibile: per le fasce più deboli il ripristino dell’edilizia sociale all’interno delle politiche di welfare, mentre per le fasce di reddito superiore, ma che non riescono a sostenere comunque i prezzi di mercato, si prevede di attuare un coordinamento tra intervento pubblico ed iniziativa privata per offrire alloggi a canone sostenibile .
La sinergia tra pubblico e privato consisterebbe nell’ estendere all’offerta di abitazioni anche misure di sostegno finanziario all’affitto, o a programmi mirati di quartiere.
Diventerebbe inoltre fondamentale la rete di supporto e di accompagnamento degli utenti, la facilitazione dei percorsi di convivenza e di inserimento, il coinvolgimento attivo degli abitanti nella soluzione dei problemi.
I processi partecipativi dovrebbero essere supportati da esperti che con competenze specifiche affianchino gli interventi legislativi ed edilizi nella definizione dei criteri di accesso all’edilizia convenzionata, predisponendo con i soggetti attuatori e i gestori, un percorso di inserimento delle nuove famiglie che faciliti la conoscenza reciproca e l’integrazione nel quartiere, coinvolgendo gli abitanti in alcune fasi del progetto, gestendo il regolamento di buona convivenza e gli spazi comuni.
Riassumendo: sono quattro le tipologie in atto di housing sociale già presenti in alcune regioni italiane:
1-l’offerta di affitto a costi contenuti
2-accesso alla proprietà o all’autocostruzione per fascie a reddito medio-basso
3-soluzioni residenziali per bisogni speciali temporanei (comunità alloggio, pensionati)
4-soluzioni alternative agli insediamenti illegali valide anche per persone immigrate
Insomma, la problematica abitativa non deve costituire un elemento di esclusione sociale, auspichiamo invece che anche nel nostro Comune si guardi a forme ed a percorsi di gestione del welfare e di edilizia sociale partecipata per un nuovo progetto di società.

Fiorella Fighera

(informazioni tratte da ABCittà, ) 

lunedì 2 gennaio 2012

il Male Oscuro

Depresso per la crisi che lo aveva costretto a licenziare alcuni dei suoi dipendenti. 
Anche oggi si apprende che un piccolo imprenditore si è tolto la vita.
Togliersi la vita perché non sopportava il peso di dover essere la causa della perdita di speranza e di futuro , di chi lavorava con lui .
Togliersi la vita perché non si trova LAVORO oppure perché si è senza il LAVORO.
E' tristissimo considerare che ormai è lo sconforto , il sentimento che  spesso attanaglia , già la fragile vita di moltissime persone . Costrette a far fronte  ad enormi problemi legati sempre ad un fondamentale motivo della nostra esistenza : il LAVORO.
 La nostra Provincia purtroppo ha insieme a Padova e Verona il  penoso record  nella Regione Veneto del numero di uomini che si suicidano , Piccoli imprenditori che versano in situazioni spesso drammatiche . Da un lato clienti che non pagano , insieme ai propri collaboratori e fornitori da pagare . Dall'altra le banche , che ormai concedono soldi tramite fidi o prestiti con enorme difficoltà e sempre con maggiori garanzie . Spesso ci si rivolge alla malavita organizzata tramite il fenomeno dell'usura , anche esso in aumento . Il tutto  si trasforma in una terribile spirale senza via di uscita. 
L'altro terribile lato è quello che riguarda , chi il LAVORO lo perde .
Uomini con famiglia  che dall'oggi al domani si trovano senza nulla . Nulla che gli possa permettere una vita dignitosa , una esistenza normale .Sfamare la propria famiglia , soddisfare i ben più minimi bisogni.
Non si vuole avere certamente la presunzione di attuare né una ricerca sociologica , né uno studio di tipo psicologico.
Ma purtroppo il problema esiste , è forte il disagio che ci circonda. Esiste un pessimismo diffuso a cui nessuno vuole dare colpe , ma non dobbiamo nasconderci dietro ad un dito .
Diciamo la verità . Molto  frequente queste povere persone sono spesso lasciate sole oppure si chiudono in una umana vergogna. Non è facile ammettere a se stessi , alla propria famiglia ai propri amici , ai propri colleghi imprenditori di essere o trovarsi in difficoltà economica. Non è facile non chiudersi in un normale e giustificatissimo sconforto. La Società che ci circonda è ormai arrivata ad un punto tale di egoismo, che ormai molte persone vivono la loro giornata in perfetta solitudine, sopratutto nei grandi centri. Il male oscuro del suicidio , il gesto di togliersi la vita perché forse ti senti inutile e solo è ormai presente nel mondo che viviamo. La cosa che ci deve far riflettere è che le cause non sono nemmeno date da proprie incapacità , ma esclusivamente da fattori esterni . Non sei tu che arrivi a toglierti la vita , ma sono le immani salite da scalare che certe volte ti portano a farlo.
Ci sembra opportuno a questo punto iniziare una riflessione profonda che ci porterà ad intraprendere delle iniziative concrete . Una idea potrà essere quella di creare una rete di ascolto per tutte le persone che si trovano in difficoltà per problemi legati al LAVORO . Una fitta collaborazione  con le Ussl del territorio trevigiano ( già è presente, per esempio  nel territorio di Conegliano, una struttura di ascolto dotata delle professionalità necessarie per affrontare il problema. Desideriamo forte la presenza di Associazioni ed Enti Locali.
Nei prossimi mesi porteremo il problema in Consiglio Provinciale con una richiesta di una Commissione ad hoc che possa essere utile per dare origine ad iniziative serie , Non si può non considerare lo sconforto , la depressione causate da questa terribile crisi economica , una semplice cornice .
Il problema dei suicidi da " LAVORO"  è qualcosa che non ci rende indifferenti . Esiste è deve essere affrontato con serietà profonda  e  condotto da chi è in grado di affrontarlo.
A noi toccherà solo il compito di segnalarlo e di questo  ce ne vogliamo far carico perché  questa è semplice solidarietà umana.

Luigi Amendola



venerdì 29 luglio 2011

Comuni Accoglienti




Il Ministro Maroni, attraverso i Prefetti, ha chiesto ai Sindaci del Veneto la disponibilità per l’accoglienza ai profughi del Nord-Africa rifugiatisi in Italia a causa della guerra di Libia.
Le Amministrazioni locali a guida leghista hanno prontamente chiuso la porta rifiutando ogni apertura in questo senso.
Le Amministrazioni a guida centro-sinistra, invece, come Silea e Casier hanno accolto alcuni profughi. Leggo dalla stampa che nei “paesi accoglienti” si è aperta una gara di solidarietà fra Associazioni di volontariato, Cooperative, semplici cittadini, i Parroci (di Dosson, Frescada e Casier ), alcune ditte (che hanno donato mobili ed elettrodomestici), si è attivata perfino Unindustria, nonchè i rappresentanti istituzionali dei comuni accoglienti. Si è mossa, quindi, quella parte migliore della società che da sempre ha caratterizzato la terra veneta, quella, cioè, della solidarietà e dell’accoglienza generosa e disinteressata. Quello che personalmente apprezzo sono le energie positive e le motivazioni messe in gioco da tanta parte della società “solidale” che producono, così, una azione efficace e costruttiva nella soluzione dell’emergenza, ed inducono ad un sentimento collettivo rivolto ad un’etica della responsabilità e della solidarietà.
Diversamente, l’atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti dello straniero, del diverso, indotti dalla Lega e tradotto in comportamenti istituzionali, hanno una ripercussione nel pensiero comune di paura, negazione e distruttività. Se il profugo o l’immigrato sono da rifiutare perchè rappresentano il pericolo o il nemico da attaccare, si trae da questo sentimento collettivo la spinta motivazionale e l’energia negativa per scatenare violenza ed aggressività sia  verbale che fisica .
Invece di combattere i pregiudizi e risolvere i problemi si cavalcano ed ingigantiscono le paure spesso immotivate dei cittadini.
E’ inutile alzare barricate di varia natura contro un processo inarrestabile di contaminazione tra i popoli della terra.
E’ necessario il  riconoscimento  dell’altro come uguale a sè, è necessario tentare di mettersi nei suoi panni. Ciò non solo inibisce eventuali azioni aggressive nei suoi confronti, ma costituisce la premessa necessaria per la comprensione empatica e la diffusa azione solidale che, insieme all’ aiuto reciproco, sono le forze intrinseche del progresso umano.

Fiorella Fighera
Sinistra Ecologia Libertà
Mogliano Veneto