Filosofia di vita

«Siamo belli perché siamo pieni di difetti, non perché siamo onnipotenti, ma perché siamo fragili, perché ci tremano le gambe, perché siamo goffi, perché abbiamo paura, perché abbiamo bisogno di amore, per questo siamo belli!»

Nichi Vendola
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lunedì 19 marzo 2012

Dell’art.18 e di altro.




Oggi non sappiamo ancora se e quale sarà la riforma  che maturerà  al tavolo
del confronto sul mercato del lavoro. Abbiamo letto però i documenti  del governo pubblicati da alcuni quotidiani e  proprio non ci piacciono.
Capiamo  dalle dichiarazioni delle organizzazioni sindacali e delle imprese che la trattativa è tutt'altro che conclusa  e note ufficiali di Palazzo Chigi hanno annunciato  qualche sera fa   un accordo tra il Presidente del Consiglio e i  segretari dei partiti che sostengono il governo.  
Sappiamo però anche molte altre cose e abbiamo delle idee su ciò che servirebbe oggi all'Italia.
Sappiamo prima di tutto che la riforma del mercato del lavoro sarebbe veramente necessaria: per eliminare quella precarietà assoluta che priva del futuro una intera generazione, toglie valore al lavoro e fa male alle persone. Fa male anche alle imprese e al sistema dice l’Ocse, perchè ha consentito di aver a disposizione lavoro a basso costo rinunciando a innovare .
Che la riforma drastica e ingiusta delle pensioni diventa crudelissima (e quindi esplosiva)se  quella del mercato del lavoro se ne dimentica: il sistema previdenziale contributivo produrrà  futuri pensionate e pensionati  poverissimi se la precarietà non verrà eliminata e se le persone espulse dalla crisi dai processi produttivi non saranno  accompagnate, per un tratto breve o fino alla pensione,con una rete universale di ammortizzatori sociali. 
Sappiamo per certo che l’occupazione non si crea con la  riforma del mercato del lavoro e che però è  questo  oggi il problema dell’Italia(e dell’Europa) :ci vogliono investimenti pubblici in ricerca,innovazione,istruzione,energie rinnovabili,politica industriale,cura del territorio e risorse per finanziare una conversione ecologica dell’economia.
Che anche la riforma del mercato del lavoro, cosi come quella delle  pensioni non è una scelta neutra: agisce differentemente sulle vite delle donne e degli uomini.
Che le dimissioni in bianco sono una vergogna da eliminare,subito.
Che modificare l’art.18 non c’entra nulla,ma proprio nulla,con nessuno dei titoli prima citati:si tratta dello”scalpo”,richiesto dalla BCE,come ha ricordato Bersani recentemente,e su questo siamo d’accordo con lui.
Quello che sappiamo e pensiamo l’abbiamo scritto nel nostro Manifesto contro la precarietà, presentato   il 21 gennaio e fatto conoscere con  una campagna che da allora produce iniziative in tutta Italia .E va detto  raccoglie consenso e interesse da forze politiche ,dalle organizzazioni sindacali,dalle persone ,dai ragazzi ,dalle associazioni.
Nel nostro Manifesto c'è una proposta per l'Italia qui e ora,quella che vorremmo realizzare se fossimo  al governo per eliminare la precarietà nell'ingresso al lavoro,nel lavoro,nell'uscita dal lavoro ,per aggredire l'economia sommersa,per uno stato sociale che aiuti l'autonomia delle persone con il reddito minimo garantito.(le proposte e i materiali sono sul sito insieme alle proposte di politica economica ).
Di tutto ciò  non vediamo traccia nella proposta del governo :che non estende nella sostanza garanzie e tutele ai giovani precari , non riduce la segmentazione del mercato del lavoro,come argomenta perfino l'editoriale del Sole 24 ore,riduce  la copertura della cassa integrazione mentre siamo in recessione e continua la crociata ideologia  sull'art.18.
L'emergenza economica e politica dell'Italia è oggettiva e certo è un dato altrettanto oggettivo  che il Parlamento in carica ha una  maggioranza  di centrodestra.
Ma  è proprio per questo che bisogna qui e ora indicare una visione alternativa a quella indicata  dal  governo. E lo deve fare, lo dovrebbe fare il centro sinistra.
E' a quelle forze politiche che spetterebbe   dire che la crisi è strutturale e richiede un cambiamento di sistema;sono loro che dovrebbero  svelare l'opinione non neutra   che c'è sotto  le ricette tecniche   e sotto la lettera della BCE che le ispira, causa  del fallimento della promessa europea. Come dice Hollande.
Se non lo si fa  ora ,la prospettiva di un cambiamento di ordine generale,sparirà dall'immaginario e dalla speranza delle persone: sparirà se non si metteranno le persone in grado di misurare  la distanza tra ciò che viene proposto e ciò che un governo di centro sinistra farebbe se toccasse a lui governare.
Lo dovremo fare noi,lo stiamo facendo noi.


Titti Di Salvo
Presidenza Nazionale Sinistra Ecologia Libertà



venerdì 24 febbraio 2012

Reddito Minimo Garantito : una drammatica urgenza



Il 3 ottobre del 2005 Eurostat lanciava l’allarme sul rischio povertà per le popolazioni europee. Tra queste, uno dei paesi più a rischio risultava essere l’Italia con un dato spaventoso, il 42,5% della popolazione era a rischio povertà negli anni a venire.
Nel 2005 i dati erano già così allarmanti che Eurostat indicava in “interventi e misure di sostegno al reddito” gli strumenti necessari per arginare questo pericoloso abisso sociale.
Ad oggi i dati sulla povertà continuano a non confortarci e quegli anni che allora dovevano venire, oggi si presentano con tutta la loro drammaticità e mostrano come, nel prossimo futuro, quali rischi ci appresteremo a vivere se non riusciamo sin da subito ad intervenire con misure quali appunto un reddito garantito.
Ma quale giovane precario?
Prendiamo un “non più giovane precario” (culturalmente si tende ancora ad immaginare i precari solo in quanto giovani) di circa 45 anni e che dunque negli anni trascorsi (fine 80 e anni 90) è stato quel soggetto inserito nella grande trasformazione del mercato del lavoro in qualità di lavoratore flessibile e precario. Questa persona che potremmo definire “precario di prima generazione” ha accumulato lavori diversi, salari diversi, contratti diversi. Oggi questo soggetto che ha 45 anni non si trova più nella facilità di passare da un lavoro ad un altro, viene “emarginato” anche rispetto alle disponibilità di lavori più dequalificati e dequalificanti, anche la sua “capacità” di muoversi dentro un mercato del lavoro flessibile viene meno. Il suo curriculum è fatto di diverse azioni, di diverse competenze, di diversi settori, un curriculum schizofrenico che racconta di una vita appunto legata più alle occasionalità dei lavori che ad un’unica posizione specifica. Certo, i più fortunati hanno un curriculum che si muove forse dentro “aree lavorative” o settori di riferimento (le ICT per esempio) ma magari con mansioni diverse e tempi esperenziali diversi e che non sempre somigliano alle attuali (prendete ad esempio le competenze necessarie per sviluppare i moderni software tele comunicativi).
Quel 45enne, con la nuova riforma andrà in pensione a 66 anni (presumiamo, non senza dedicare un ghigno un po’ ironico, poichè tra qualche anno un'altra riforma ci potrebbe dire che andrà in pensione a 70\72 anni). Ma quali saranno i calcoli da fare, quali le opportunità che potrà afferrare in un mercato del lavoro così selvaggio, senza garanzia e senza possibilità di volta in volta ad essere “assumibile” dentro la “fluidità e le fluttuazioni” delle opportunità di lavoro nel prossimo presente? Altro che pensione, il problema è come affrontare la quotidianità di un eterno oggi.
Avremmo dunque un soggetto che senza una garanzia, senza più le energie del suo essere stato a venti o trenta anni “precario di prima generazione”, con un’infinita disponibilità in meno di poter essere occupato. Con una infinita disponibilità in meno, proprio in riguardo alla sua dignità personale, cadrà con molta probabilità in quella schiera già ampia dei nuovi poveri.
Fine del welfare familistico
Parliamoci chiaro, il ritardo accumulato dal nostro paese nell’avviare strumenti di reddito minimo garantito universali, e la delega sostanziale di occuparsi da parte della famiglia di una redistribuzione del risparmio dimostra come i prossimi tempi saranno più che drammatici per milioni di persone. Inoltre, le misure di ‘contrasto alla crisi’ in atto, in particolare con queste ultime finanziarie, colpiscono proprio l‘ultimo anello, già debole, del risparmio familiare, di quella catena che ha retto faticosamente il peso dello smembramento del lavoro e dei diritti negli anni ormai trascorsi, aiutandoci a comprendere subito in quale drammatico scenario siamo entrati da tempo e dentro quale scenario con effetti ancora più devastanti ci apprestiamo a scivolare.
L’aumento dell’Iva avrà effetto immediato sui beni di consumo di prima necessità, l’ICI sulla prima casa, le tasse locali e le altre forme di tassazione per le spese eroderanno ancora di più quel livello di redistribuzione familiare che colpirà in primis figli e nipoti precari che non potranno più contare su quel minimo indispensabile quando i tempi si fanno neri. Se a questo sommiamo il fatto che molti “precari di
prima generazione”, raggiunta l’età degli ormai 40 anni, hanno deciso che “andando così il mondo in qualche modo bisogna pur vivere” avranno deciso di fare un figlio, si sono voluti assumere il rischio di un mutuo per una casa (visto il costo degli affitti), magari sostenuti in prima battuta proprio dai genitori pensionati (gli unici in grado di garantire ad una banca la richiesta di un mutuo) si capisce in quale baratro si sta scivolando.
Nel 2030, quando il nostro 45enne avrà finalmente l’età per andare in pensione, con i lavori che non ha mai potuto fare, con i contributi che non avrà mai potuto versare, come farà a sostenere il proprio figlio (che oggi potrebbe essere già il 15enne della neet generation) come al contrario fecero i suoi genitori? Ed ancora, le mutazioni delle composizioni della famiglia italiana avvenute in questi anni, rendono già oggi difficile il mantenimento della catena solidaristica familistica. Inoltre non vanno dimenticate le forme di solidarietà sociale, figlie della vecchia classe operaia, che oggi vengono meno proprio a fronte di una scomposizione e di una frammentazione che non garantisce altro esito che solitudini inquietanti disegnando una nuova “folla solitaria” in cerca di opportunità di sopravvivenza oltre le definizioni sociologiche di giovani e meno giovani, o di garantiti e non garantiti. Con il rischio, già evidente nella vulgata dell “immigrato che ruba il lavoro” che dentro questa folla solitaria si inneschi la legge della giungla per accaparrarsi quelle poche occasioni di sopravvivenza che si presentano.
Una folla solitaria fatta di milioni di pensionati o anziani di oggi, i cassaintegrati che tra poco non avranno alcuna forma di sostegno, i precari di prima generazione (quelli tra i 35\50 anni), i precari di seconda generazione (quelli tra i 20\35 anni), la generazione neet (tra i 14\25 anni), le donne con figli, le famiglie con almeno due figli ed uno stipendio, i disabili, gli invalidi da lavoro, i detenuti o ex detenuti, gli immigrati, le figure operaie ormai in dismissione, gli informatici non più spendibili sul mercato perché con competenze ormai arretrate. Se a questa “folla solitaria” dovessimo sommare appunto la generazione neet che nel 2006 contava 860mila giovani e nel 2011 arriva ad oltre 2milioni e mezzo di individui lo scenario, che oggi ci racconta del domani è drammatico. Forse non arriviamo alle cifre indicate dall’Eurostat ma il numero crescente dei nuovi poveri, della massa di persone che vivranno o vivono sotto la soglia della povertà o nella povertà assoluta è allarmante e certo rischia di rendere plausibile la nota proposta dall’ente di statistica europeo del 42% della popolazione a rischio.
Una schiera che si allarga a dismisura, diventando sempre più ampia ed incorporando i nuovi giovani precari, quelli che possiamo definire i “precari di seconda generazione”, costruendo una nuova sedimentazione di precarietà esistenziale e poi di povertà strutturale e che si “ricompongono” non dentro lo sviluppo e la partecipazione ad una società, ma dentro una sorta di “enclave” delle nuove povertà.
La questione è estremamente seria, necessita di un intervento immediato, e ogni giorno che passa non fa altro che aumentare il disastro sociale che stiamo vivendo.
Fare presto
Ma bisogna iniziare subito, a partire dall’introduzione di una misura di reddito garantito, che sia individuale e che garantisca almeno una soglia economica sotto la quale nessuno deve più cadere. Un reddito minimo, fosse anche in prima battuta dentro una versione di ultima istanza, sganciata dal lavoro, cioè non condizionato. Un reddito garantito dunque come misura per la dignità della persona, come sostegno alla sua inclusione nella società e come forma di partecipazione ed inclusione sociale oltre il “lavoro formale”.
La questione del reddito garantito dunque oggi va affrontato con urgenza, i ritardi anche rispetto a quelle misure che molti paesi europei hanno da tempo è enorme. Cosi come è evidente che accanto a questa misura deve iniziare al più presto un grande piano di politica per la casa che rimetta al centro il diritto ad abitare e la facilità di potersi spostare dentro e fuori le città. Se è la crescita che molti indicano come toccasana per la fuoriuscita dalla crisi, questa non può avvenire se non si dotano le persone, i cittadini di quei diritti basici (reddito, casa, trasporti etc.) che gli permettono di affrontare con qualità, dignità e serenità quella quotidiana drammaticità che invece li relega oggi ad essere soggetti ricattabili, non in grado di investire sul futuro perché non in grado di investire sul presente.
A partire dall’introduzione di una misura di questo tipo immediata, da sostenere oggi e che darebbe quel senso di equità minima, e da realizzare nel più breve tempo possibile, si dovrà avviare un serio dibattito sul tema del reddito garantito incondizionato come strumento di autonomia, di libertà di scelta.
Ma il tempo stringe e l’appello a Mario Monti e al Ministro Fornero lanciato dal Bin Italia dal titolo “Fate Presto”, segnala con forza che ciò che c’è da fare va fatto ora e l’introduzione di un reddito minimo garantito va realizzato nei prossimi mesi del 2012 proprio per cominciare ad arginare quanto meno quel rischio di “default sociale“ di milioni di persone.

Sandro Gobetti (BIN)

mercoledì 8 giugno 2011

Soprattutto per Loro

I giovani finalmente sono diventati i veri protagonisti delle ultime elezioni. Unica e vera novità ed a loro dobbiamo dire una semplice ma grande parola GRAZIE. Sono loro che hanno vinto l'elezioni, sono loro che hanno permesso di far vincere il centro sinistra dopo svariati anni.
Hanno manifestato la loro rabbia , la loro precarietà ed il loro disagio votando chiaramente non solo per un vero e radicale cambiamento, ma anche premiato chi era in grado di interpretare la loro speranza.
Hanno usato il web come migliore arma possibile per far capire ciò che provavano, anche e sopratutto con la loro più bella caratteristica: l'ironia . Hanno reso comiche le assurde affermazioni  dell 'avversario manifestando la loro immensa cretività attraverso divertentissimi video e foto.
Si sono giustamente impadroniti di un loro spazio, diventanto finalmente e da soli , protagonisti delle loro idee, della loro vita della loro giusta rabbia.. Hanno letteralmete travolto il vecchio modo di far politica con flash mob, bellissimi concerti,coloratissime biciclettate. Hanno insieme oscurato il tristissimo uso improprio dei mass media , con l'unico mezzo a loro disposizione : la rete informatica. Si è creata un onda travolgente di partecipazione che ha spazzato via i tristissimi , vetusti ma potenti padroni dell'informazione.
Tutto questo ci deve porre nella condizione di riflettere seriamente su cosa fare per non ricadere in antichi errori. Abbiamo il dovere di regalargli il giusto protagonismo che è poi il loro. Ascoltare il loro disagio, le loro emozioni, ma sopratutto le loro proposte. Non dobbiamo percorrere ancora vecchie strade e percorsi che ci parlano di semplici alchimie da palazzo , pensare che le soluzioni pensate da pochi siano poi quelle desiderate da molti. I giovani hanno smesso ormai il ruolo di semplici ascoltatori , ma si sono giustamente conquistati un loro spazio, fatto di un linguaggio diverso , moderno  , veloce  e di grandissimo impatto . Vivono con dignità il loro giusto desidero di avere un futuro certo che non deve essere precario in tutto perfino nel semplice sognare. Lottano per questo e vogliono che i loro problemi che poi sono diventati i problemi centrali e più importanti in una Società Civile, siano risolti. Impegniamoci per dare risposte concrete su temi come : Welfare , diritto ad abitare , reddito minimo garantito , reddito di formazione. Chi ha desiderio di guardare e di credere in un futuro migliore , lo deve fare ponendo lo sguardo su loro. Non usandoli ma coinvolgendoli .Attenzione però  che da INDIGNATOS presto, se non iniziamo a dare concrete  risposte ai loro  enormi disagi , possono diventare giustamente INCAZZATOS.

Luigi Amendola
Consigliere Provinciale
Sinistra Ecologia Libertà







domenica 10 aprile 2011

alcuni dati sulla disoccupazione nella marca

dalla Cgil di Treviso dati preoccupanti


Se l’anno appena trascorso è andato agli archivi come il peggiore, sul fronte dell'occupazione, dell'ultimo triennio, con 7.259 espulsi dal posto di lavoro, mettendo insieme le procedure che riguardano la mobilità nelle imprese medie e grandi e quelle nelle piccole (quest'ultime caratterizzate dall'assenza di veri ammortizzatori sociali per chi perde il posto) il primo trimestre del 2011 non è più roseo. 
Il dato trasmesso dall'Ufficio Studi della Cgil di Treviso, che ha preso in esame le dinamiche del mercato del lavoro, analizza i dati relativi alle espulsioni da gennaio a marzo suddividendoli per procedura (grandi e medie imprese, piccole e artigiane), per sesso, per tipologia di impiego e per nazionalità (italiani o stranieri) e per categoria di appartenenza. Inoltre, viene presentato il raffronto tra le casse integrazioni straordinarie attivate nel corso del 2010 e i primi tre mesi del 2011.
LICENZIAMENTI – Si rafforza il fronte complessivo delle fuoriuscite di altri 2.193 soggetti, di questi il 27% sono stranieri. Lo studio evidenzia inoltre il preoccupante trend che riguarda le imprese più grandi, in cui le procedure di mobilità hanno portato, nel trimestre in esame, altri 775 licenziamenti. Ma la crisi, secondo l'analisi dell'Ufficio Studi della Cgil, profonda e strutturale, investe in provincia di Treviso, le piccole imprese. Da questa realtà, la più diffusa nel territorio, escono 1.418 lavoratori, il doppio rispetto ai licenziati dalle grandi imprese. Riprende a crescere anche la percentuale di personale amministrativo che perde l'occupazione: i licenziati restano, per la gran parte, soggetti occupati con mansioni operaie, ma gli impiegati espulsi, nei primi tre mesi dell’anno, sono stati il 36% del totale, confermando la crescita negativa del 2010, che testava la media al 28%. Resta sempre più alto, sia per quanto riguarda i lavoratori in mobilità con indennità che quelli senza indennità, il numero di uomini 63%.
I SETTORI – Per quanto riguarda le categorie coperte da ammortizzatori sociali, record negativo dei licenziamenti nel 2011 per il comparto metalmeccanico, che secondo lo studio è quello a soffrire di più, concentrando il 41% dei licenziamenti totali e confermando così il trend del 2010. Subito dopo viene il settore della chimica, tessile e abbigliamento, con il 20%, che precede, sorpassandolo rispetto alle medie del 2010, quello del legno-arredo e affini (cemento, laterizi) con il 17%. Inoltre, il dato significativo per quanto riguarda le categorie escluse dai veri ammortizzatori sociali è l’erosione occupazionale alla quale è oggi più che mai soggetto il terziario della Marca, che tocca il picco del 31% di fuoriuscite, seguito a breve distanza, con il 28% di posti di lavoro persi nel trimestre, dall’altro fondamentale settore impantanato negli ultimi due anni, quello dell’edilizia. Al terzo posto della drammatica classifica s’attesta il comparto della meccanica con il 19% di posti persi.

DATO ANAGRAFICO - Se per quanto riguarda quella parte di licenziamenti coperti dagli ammortizzatori sociali solo il 5% dei licenziati sta al di sotto dei 30 anni, la percentuale spicca al 17% per le procedure di mobilità riguardanti le piccole imprese e l’artigianato.
CASSA INTEGRAZIONE – Raffrontando il numero delle imprese e dei lavoratori coinvolti nella cassa integrazione, dipendenti delle medie e grandi imprese del trevigiano, nei primi mesi del 2010 e 2011, si può verificare che sostanzialmente il numero dei soggetti resta stabile (1.287 lo scorso anno e 1.232 oggi) e che il numero delle imprese s’abbassa dalle 59 alle 48. Di queste però si registra una maggiore incidenza dei fallimenti, che tocca ben 12 aziende, distruggendo in proporzione più posti di lavoro. In tutto il 2010 le procedure di cassa integrazione straordinaria hanno coinvolto 186 imprese, le quali impiegavano 6.524 lavoratori dei quali ben 4.151 hanno effettuato un periodo di cassa integrazione, concluso il quale la stragrande maggioranza e messa in mobilità, ingrossando le fila dei disoccupati della Marca. Il trend della cassa integrazione continua in segno negativo: nei primi tre mesi del 2011 le procedure aperte sono 48, per un numero equivalente di imprese, che attualmente impiegano 1.761 lavoratori, dei quali 1.232 coinvolti dalla Cigs e rischiano la perdita del posto di lavoro.
L'ANALISI - La fisionomia della cassa integrazione in questo primo trimestre del 2011, soprattutto l'evoluzione della cassa integrazione straordinaria e le dinamiche della cassa in deroga, lasciano presagire non solo un'onda lunga di licenziamenti rispetto al 2010, ma un vero e proprio intensificarsi delle fuoriuscite (da gennaio 2011 infatti sono già 1.418 i licenziati dalle piccole e 775 dalle grandi, di cui 592 immigrati, per un totale di già 2.193 soggetti), in un panorama segnato da due situazioni molto definite: la diminuzione delle della tenuta delle imprese del terziario, che non erano ancora state pesantemente coinvolte dalla crisi dei flussi occupazionali e dalla tendenza, in particolare per quanto riguarda i giovani, al di sotto dei trent’anni, ad una crescente difficoltà di trovare  lavoro stabile e legittimo. Inoltre, in aggiunta alle cause, congiunturali e strutturali, di richiesta di cassa integrazione (per ristrutturazione, riorganizzazione, crisi di mercato e difficoltà finanziarie) crescono sempre più le occasione di cassa integrazione dovuti ai fallimenti

dati forniti dalla  cgil di treviso 

venerdì 8 aprile 2011

il Nostro tempo è adesso


E’ la generazione “senza futuro”, quella del “lavoro mai”. Quella sulla bocca di tutti, della politica, delle forze sociali, dei media. Per essere raccontati sempre da altri, senza mai che siano loro a farlo. La generazione delle statistiche impietose, che parlano di una disoccupazione giovanile senza eguali in Europa, quella della fuga dei cervelli. La generazione dove il lavoro è sempre sotto inquadrato e sotto pagato rispetto al titolo di studio acquisito. Ma anche quella che si trova nei call center, nelle fabbriche, che un lavoro lo trova, ma che vive in ogni caso la propria esistenza come all’interno di una porta girevole dove la vita è un giro continuo intorno all’incertezza.

martedì 29 marzo 2011

La loro vita non deve aspettare

Riccardo,Matteo,Elena,Gianluca,Paolo,Fabio, Serena, Romina, Maria ,Francesca,sono semplici nomi di ragazzi , che hanno avuto la “fortuna” di essere assunti come impiegati all'interno di una delle più Aziende di Assicurazione d'Italia e nel modo. Sono carini , pieni di vita ed energia, ben vestiti e con una bella cultura e preparazione nelle loro teste, alcuni anche con una bella Laurea affissa in camera. Arrivano carichi di speranza, ed entrano in una azienda bella, ricca , con giardini pieni di fiori ed alberi, curati lavorano con Computer dell'ultima generazione , ma sopratutto godono di uno stipendio mediamente più alto di altri colleghi impiegati in altre aziende. Però, tutta questa "fortuna" si traduce in assunzioni con contratti a tempo determinato, quasi usa e getta!

Vivono questa illusione per un massimo di 36 mesi, cambiando mansioni ed uffici spesso a distanza di pochi mesi.
Con loro si instaura un bellissimo rapporto, fatto di dolcezza e tenerezza , mista ad un senso quasi di piccola invidia per la loro splendida giovinezza.
Sono spontanei, carichi di speranza e fiutano questo mondo aureo per un po' di tempo. In loro è presente una piccola luce di possibilità: possono iniziare a sperare, si permettono di "credere" che un giorno possono esaudire i loro sogni, e già, perché vogliono permettersi di sognare! In fondo i loro progetti , progetti comuni e semplici, sono quelli di costruirsi un futuro accanto alla persona che amano e questo include un mutuo per la casa, un prestito per la macchina....cose normali!!!

Alt! Stop! Perché sognare? Rimanete con i piedi per terra!! Nella vostra busta paga compare la scritta "tempo determinato" e questo fa demordere dal gioire e sperare! Nessuno da credito alle loro speranze! La cosa peggiore è che lavorano all'interno di un ambiente di lavoro,che trasuda di ricchezza, con Dirigenti con l'automobile aziendale di 90 mila euro, con annesso pc portatile e telefono di servizio e carta di credito “corporate”.

Per questi ragazzi , per questa forza lavoro competente, c'è solo il suffisso "PRECARIO" di lusso, ma precario. Si abituano a questo tipo di vita, che è momentanea e temporanea, e con un timer che ricorda loro "sei in prestito" non ti illudere di poter sognare altre i 36 mesi!
Anche questa Azienda, ormai, assume solo motivando il tutto con una necessità di ridurre i costi del personale. Già, il mercato.. però, nel contempo esiste una realtà opposta , fatta di consulenti esterni non dipendenti,il cui costo ad persona , potrebbero garantire l'assunzione di due di questi precari.
Ma il mercato richiede questo, specializzazione esasperata, sfruttamento delle energie annientando la dignità per un domani più sicuro, senza considerazione dell'aspetto umano.
Si considerano questi giovani come una merce, compero uso, consumo e getto.
Tutto questo è giusto?
Esistono altre possibilità? L'azienda è una azienda in crisi? Mancano fondi o prospettive future?
La giustificazione si può trovare anche nell'ormai abusato strumento della legge Biagi e sulla flessibilità nel lavoro quale unico modo per assumere, usufruendo dei vari sgravi fiscali proposti.
Perché non attuare una riqualificazione del personale esistente , portandolo ad un lavoro più specialistico e nello stesso tempo assumere a tempo determinato poche o tante persone mirate laddove esista una carenza?
Perché non si evita questa triste politica di assunzione , che porta spesso ad assumere solo le persone che hanno una cosa molto semplice in più degli altri: la grande raccomandazione.
Perché si evita di far vivere il diritto al lavoro, a questi ragazzi, il cui rientro nella competitività lavorativa li costringe, a 30-35 anni a ripartire da un curriculum che li rimette nel circolo del tempo determinato? Ma provateci a vedere il vostro futuro sempre a termine!!!
Cerchiamo di dare ai giovani una vera speranza per un loro giusto futuro , perché tutti hanno diritto ad una vita dignitosa, ad una vita ove vivere non deve essere un sopravvivere, una vita dove costruire un progetto di vita , non deve essere un miraggio desertico, ma qualcosa di possibile.

Questi giovani non sono merce, ma esseri umani . Abbiamo dei ragazzi fantastici , che ancora si sacrificano per studiare, spesso affiancato ad un lavoro che gli permette di comprare i libri per poter poi laurearsi.

Perché il futuro certo deve essere in mano a pochi fortunati elementi che hanno la possibilità di conoscere un altro essere più potente e forte che lo raccomanda.
Il mondo è di tutti e tutti devono accedere ai vari stadi della società dove chi va avanti deve essere non il più forte o il più od il più ricco.

Speriamo che un domani sia migliore , ove l'accesso al mondo del lavoro sia una concreta realtà e non una misera offerta di piccole opportunità.

E poi se proprio le varie congetture economiche devono per forza portare ad un mercato del lavoro flessibile, bisogna che i giovani che lavorano a tempo determinato, siano proprio perché lavorano per poco tempo retribuiti molto di più , per potergli almeno dare una maggiore possibilità di vivere in maniera decente , perché sono precari e senza o quasi certezza di un futuro migliore.

Luigi Amendola
Coordinatore Sinistra Ecologia Libertà 
Mogliano Veneto